Ore concitate a Teglio: chiude in casa la fidanzata e la libera solo dopo una lunga trattativa con i carabinieri

Prima l’accesa discussione con la fidanzata che voleva interrompere la relazione e poi la frase che il 36enne avrebbe pronunciato alla donna: «Tu di qui non esci più». La ragazza è riuscita a lanciare l’allarme con il suo telefonino e l’abitazione è stata circondata da diverse gazzelle dei carabinieri

Teglio

Momenti di alta tensione nella tarda mattinata di oggi, per oltre un paio d’ore, a San Giacomo, frazione di Teglio. A un certo punto si è temuto, addirittura, potesse consumarsi l’ennesimo femminicidio. Poi, fortunatamente, ha prevalso il buon senso e nessuno si è fatto male.

I fatti, secondo la ricostruzione ufficiale. Un operaio italiano di 35 anni ha convocato a casa sua la fidanzata di un anno più giovane per un chiarimento, in quanto la donna -, pure lei operaia, ma in un’altra impresa del territorio valtellinese - nei giorni scorsi, gli aveva manifestato l’intenzione di troncare la relazione iniziata solo alcuni mesi fa. All’origine, forse, l’esagerata gelosia dell’uomo. Sta di fatto che, a un certo punto dell’accesa discussione, il trentaseienne avrebbe detto: «Tu di qui non esci più».

«La fidanzata, trattenuta contro la propria volontà ha fortemente iniziato, in modo del tutto comprensibile, a preoccuparsi - hanno spiegato dal Comando provinciale dell’Arma, sul posto con diversi uomini tra cui il maggiore Marco Issenmann.comandante della Compagnia carabinieri del capoluogo valtellinese -. Senza farsi notare è tuttavia riuscita a trasmettere con il suo cellulare un messaggio a un’amica, affinchè allertasse le forze dell’ordine indicando il luogo in cui si trovava in uno stato di sequestro».

L’intervento dell’avvocato

In poco tempo la zona è stata raggiunta da diverse gazzelle dei carabinieri da Largo Sertoli in città, oltre che della caserma di Teglio, con il supporto di personale in borghese del Nucleo operativo e radiomobile con i colleghi del Nucleo Investigativo.

La casa è stata circondata: con il passare dei minuti, la preoccupazione cresceva e si temeva che l’uomo, “barricato” all’interno, potesse commettere qualche gesto sconsiderato verso la ragazza o verso se stesso, oppure nei confronti dei militari che, informato il magistrato di turno Daniele Carli Ballola, cercavano di convincerlo ad aprire la porta e fare uscire la donna. Nel frattempo il maggiore Issenmann aveva chiesto l’intervento anche della Croce Rossa e dei Vigili del fuoco, questi ultimi in caso servisse forzare la porta d’ingresso, per un’eventuale irruzione. Ma soprattutto è stato allertato il negoziatore della Benemerita che si apprestava a partire dal Comando provinciale di Monza: prima di giungere a San Giacomo l’esperto ha intanto provveduto a dare consigli via telefono ai colleghi impegnati sul posto.

La prima svolta c’è stata quando dopo circa un’ora e mezza di estenuante trattativa l’uomo è stato convinto a liberare la donna ma, in quel momento, si è tuttavia rifiutato di abbandonare l’alloggio. Aveva all’interno delle armi? Voleva compiere gesti autolesionistici? Nessuno dei presenti sapeva la risposta.

Invece ha chiesto di potere incontrare il suo avvocato, Francesco Romualdi, di potergli parlare, prima di assumere qualsiasi altra decisione. Si è poi instaurato un costante e costruttivo dialogo fra lui, il legale e il maresciallo Rocco Monaco.

«Mi hanno chiamato i Vigili del fuoco dicendomi che un uomo barricatosi in casa a San Giacomo di Teglio chiedeva di parlarmi - dice il legale-. Lo conoscevo da qualche tempo, ma non per ragioni professionali: non ha mai avuto a che fare con la legge, è un bravo lavoratore, del tutto incensurato. Quando la fidanzata è uscita sono entrato io e ho chiesto al maresciallo Rocco Monaco, che conosco e ne apprezzo le qualità, se per favore mi avesse accompagnato. Lui ha lasciato fuori il cinturone con la pistola e siamo entrati insieme. Non nascondo che qualche timore l’avessi. Ma tutto si è svolto nel migliore dei modi.

Ho detto a tutti di lasciarci fare, di non intervenire, magari all’ “americana”. Gli abbiamo parlato con calma: si è fumato una sigaretta, lo abbiamo tranquillizzato e dopo circa venti minuti anche lui è uscito dalla porta, consentendo l’accesso ai carabinieri. Non mi risulta sia indagato, non ho notizie che lei lo abbia querelato per sequestro di persona o violenza privata. E, sinceramente, spero che non avvenga anche se, per legge, ha tempo 90 giorni per farlo. Un amore, forse, finito per sempre non necessariamente deve approdare in un’aula di Tribunale o, peggio, sfociare in tragedia».

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