Dieci mesi di carcere per l’aggressione omofoba a Dimitri Gadaldi, 32enne di Lovero

Il tribunale di Cuneo ha condannato il 29enne che due anni fa aggredì Dimitri Gadaldi perché omosessuale. Il giudice di Cuneo, Emanuela Dufour, ha parlato di «una grave violenza esercitata senza motivo e con finalità discriminatorie»

Lovero

E’ stato condannato a dieci mesi di reclusione alcuni mesi fa, e ora sono state anche depositate le motivazioni della sentenza emessa dal Tribunale di Cuneo nei confronti del giovane nordafricano di 29 anni che due anni fa, nel febbraio del 2023, aggredì Dimitri Gadaldi, 32 anni di Lovero, perché omosessuale. E nella sentenza che il giudice di Cuneo, Emanuela Dufour, ha depositato in questi giorni si parla di «una grave violenza esercitata senza motivo e con finalità discriminatorie». Il verdetto era stato pronunciato in abbreviato lo scorso dicembre.

Dimitri Gadaldi nel 2012 ha lasciato la Valtellina per studiare al Dams di Torino, poi è rimasto a vivere in Piemonte dove negli anni si è costruito una carriera artistica come drag queen, vincendo anche diversi concorsi con il suo personaggio, Demetra Savoia. Quella sera si trovava in un locale di Cuneo per festeggiare il compleanno di un’amica. Era insieme ad una quindicina di persone, il tema della festa erano gli unicorni e anche lui indossava un cerchietto a tema. Quando era uscito dal locale, era solo e stava aspettando che gli amici lo raggiungessero, era stato avvicinato da un uomo che prima si trovava all’interno del bar e che ha iniziato ad infastidirlo. Prima lo aveva provocato con frasi ingiuriose riferite al suo orientamento sessuale e poi lo aveva aggredito con calci e pugni. Solo l’intervento degli amici aveva indotto l’aggressore, in seguito riconosciuto come frequentatore abituale del locale, a desistere.

Il valtellinese aveva deciso di denunciare l’accaduto con un video pubblicato sui social network e ci aveva poi raccontato i dettagli della drammatica vicenda. «Fortunatamente questo episodio è avvenuto in un momento della mia vita in cui io sono sereno e abbastanza forte psicologicamente da non farmi intimorire da una persona che ha aspettato che fossi solo per aggredirmi solo per come sono, perché ero vestito come volevo e mi stavo divertendo con i miei amici – ci aveva detto Dimitri Gadaldi - . Voglio che tutti sappiano quello che è successo perché si tratta dell’ennesimo esempio del fatto che lo Stato non tutela le persone queer (un termine generico utilizzato per indicare coloro che non sono eterosessuali e/o non sono cisgender, ndr). Ci viene detto che l’omofobia non esiste, che abbiamo già abbastanza diritti. Ma veniamo aggrediti per come siamo».

E proprio in quest’ottica, le motivazioni della sentenza, in cui viene riconosciuta di fatto l’aggravante della discriminazione, può essere considerata una vittoria per il valtellinese, a cui spetta un risarcimento da parte dell’imputato di 6mila euro. L’avvocato Sergio Favretto, che ha assistito la parte civile, evidenzia proprio questo aspetto: «Manca oggi una tutela penale specifica, rafforzata, come invece esiste in vari Paesi europei. Abbiamo solo ipotesi di aggravamento delle fattispecie. La vittima del pestaggio è stata segnata anche psicologicamente dall’accaduto e ha vissuto mesi destabilizzanti anche nel proprio lavoro e attività».

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