
Cronaca / Tirano e Alta valle
Lunedì 09 Dicembre 2024
«Chiudere il Mortirolo ai ciclisti. È pericoloso: l’asfalto è troppo danneggiato»
Mazzo
«Chiudere la salita del Mortirolo, ora cima Pantani, al transito dei ciclisti dal versante più duro da Mazzo perché è estremamente pericolosa non solo per la loro incolumità ma anche per quella degli automobilisti che rischiano di vedersi piombare addosso le bici senza poter evitare l’impatto».
E’ una richiesta shock quella dell’associazione “Amici del Mortirolo”che unisce una quarantina di persone della zona, che hanno a cuore la loro montagna, che sono allarmante per l’autentica emergenza per la sicurezza che ha creato in questi anni il super afflusso di ciclisti amatori sul passo. Uno dei referenti è Antonio Ronchetti che è pure un grande ciclista nonostante le ottanta primavere e quindi si può dire che siamo ben lontani dal classico stereotipo dell’ automobilista che punta il dito contro i ciclisti. Gli amici del Mortirolo hanno indirizzato formalmente al sindaco di Mazzo, Franco Saligari la loro richiesta che potrebbe apparire inizialmente una provocazione ma in realtà raccoglie lo sfogo di tanta gente del posto che salendo con i mezzi agricoli oppure in auto, ha rischiato più volte di avere incidenti con i ciclisti. La salita è durissima e gli appassionati che la “sfidano” spesso vanno qua e là dalla stretta carreggiata stravolti dalla fatica ma rispetto ai professionisti del pedale che hanno reso epica questa strada, i cosiddetti ciclisti della domenica non possono contare sulla strada interamente per se, come avviene in gara con la chiusura al traffico oppure nelle giornate dedicate agli appassionati con la chiusura totale. Identico discorso per i rischi che creano alla propria incolumità e a quella altrui gli spericolati che scendono a tutta velocità in discesa.
«Da tempo la nostra associazione segnala il deterioramento della strada che negli ultimi tempi versa in uno stato pietoso a tal punto da compromette l’incolumità di chi vi transita in particolare dei ciclisti- affermano i portavoce del gruppo-. Abbiamo parlato con l’amministrazione comunale e sappiamo non disponendo delle risorse economiche per un serio programma di riqualificazione e messa in sicurezza del tracciato, ha presentato nel 2022 agli enti sovraordinati (Regione, Provincia e Comunità Montana di Tirano) un progetto articolato degno di un “brand” internazionale quale è la salita del Mortirolo da Mazzo».
Ma gli sforzi dell’amministrazione comunale di Mazzo che ha indubbiamente a cuore la questione non sono stati premiati e gli Amici del Mortirolo sfogano la loro amarezza: «Nonostante le promesse fatte dalla politica regionale e provinciale siamo sconcertati ed anche arrabbiati nel constatare che nel recentissimo Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale (Aqst) 2024 l’intervento richiesto dal Comune di Mazzo sia stato, provocatoriamente, finanziato per un importo pari a 100 mila euro, a fronte dei 3 milioni e 300 mila euro complessivi di costo dell’opera. L’indisponibilità dei fondi sembra dovuta al prosciugamento delle finanze a favore delle olimpiadi invernali 2026 di Bormio e Livigno già uniche beneficiarie del brand Mortirolo».
Il sodalizio evidenzia l’importanza strategica del nome Mortirolo per l’interaprovincia.«Ora, se è pur vero che il Mortirolo costituisce un brand importantissimo per la nostra economia valtellinese, ben pochi benefici ricadono sui “mazzolatti”, anzi, tutto ciò crea vincoli e disagio.Molti paesani sono al corrente di piccoli incidenti che per fortuna non hanno causato danni alle persone.Sappiamo quale è il rischio che ciascuno di noi corre mentre sale sui propri maggenghi, quando bisogna superare qualche ciclista che zigzagando si trascina sulle rampe del Mortirolo e con quale ansia si affrontano le ripide curve nel timore di trovarsi qualche ciclista sul cofano, mentre scende imitando Savoldelli. Bisogna forse rispolverare le vere finalità per le quali la strada del Mortirolo era stata progettata nel lontano 1975 che doveva essere ad uso esclusivamente “silvopastorale”. Per i mazzolatti sarebbe senz’altro meglio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA