Addio a Carla Zampatti

La grande signora della moda

Morta in Australia a 79 anni Carla Zampatti. Partita bambina da Lovero era diventata un mito dello stile. Aveva aperto una catena di trenta boutique, ma non dimenticava mai le sue origini. E in Valtellina tornava spesso

Lovero

È partita dall’Australia per fare il giro del mondo e raggiungere anche la Valtellina, ieri mattina, la notizia della morte di Carla Zampatti, 79 anni di Lovero, icona della moda a livello internazionale.

”The death of an icon”, intitola, a scanso di equivoci, il quotidiano “Sunday Times”, dedicandole la prima pagina con la riproduzione della sua figura, fiera e slanciata, avvolta in un adorabile trench nero.

Così era Carla. Una donna tutta d’un pezzo, in gamba, coriacea, ma di infinita dolcezza. E se non fosse stato per quel banale, ma fatale incidente del 26 marzo scorso, mentre si trovava alla prima della Traviata, al Ms Macquarie’s Point sul porto di Sidney, probabilmente Carla oggi sarebbe di nuovo al posto di comando di quello che aveva eletto suo quartier generale, la grande villa in collina nella capitale australiana dove teneva le sfilate delle collezioni “Carla Zampatti Limited”.

Una lunga strada

«Si era recata al porto per partecipare alla Traviata - dice Silvana Beccaria, sua seconda cugina, assessore ai servizi sociali in Comune a Tirano, che ha continuato a tenere i contatti con Carla e con i fratelli Bernardo e Pasquale - quando, improvvisamente, è scivolata su una scala. È caduta, ha battuto il capo, ed è rimasta in coma per una settimana, all’ospedale, dove la notte scorsa è mancata. Aspetto di avere maggiori dettagli dai figli - aggiunge Silvana -: Alessandro, avuto dal primo marito, ma anche Bianca e Allegra, avute dal secondo. Bianca, in particolare, ha seguito le orme della madre, ed è pure lei stilista, impegnata nell’azienda di famiglia».

Una realtà che Silvana Beccaria ha potuto toccare con mano, dopo avere raggiunto la seconda cugina, pochi anni fa, in Australia.

«Carla, donna instancabile, era partita da Lovero con la mamma Anna Caratti, e i fratelli Bernardo, il maggiore, 90 anni, e Pasquale, il secondo, mancato pochi anni fa - dice Silvana - per ricongiungersi al padre, Domenico Zampatti, emigrato sei anni prima. Aveva nove anni quando è partita e a Fremantle, nell’Australia dell’ovest, dove il papà l’aspettava, è giunta nel 1950.

Da allora ne ha fatta di strada. È diventata, negli anni, un mito nel mondo della moda, aprendo una catena di 30 boutique tutte sue, una più bella dell’altra, in Australia, fino all’ultima, aperta recentemente a New York».

Nonostante la carriera, e il fatto di appartenere al “fashion system” internazionale, però Carla non ha mai dimenticato le proprie origini, anzi. A Lovero, nel Tiranese, è tornata spesso.

«Era in ottimi rapporti con Gabriella Castellanelli, che chiamava “la cugina”, già titolare del negozio Helleboro di Tirano - dice Silvana -, e ai cui genitori sua madre Anna, prima di partire per l’Australia, aveva lasciato in custodia la casa di famiglia. Era Gabriella, ora scomparsa, il suo primo punto di riferimento nel Tiranese, e questo legame è poi proseguito con i suoi famigliari più stretti. Io stessa, comunque, ho sempre tenuto i rapporti con Carla e la sono anche andata a trovare, alcuni anni fa per scoprire un mondo, il suo, che mai avrei potuto “sospettare”».

Un esempio nel mondo

Dal niente, infatti, Carla Zampatti, ha realizzato un impero. Un esempio di emigrazione italiana nel mondo, il suo, emblematico della nostra capacità di contribuire allo sviluppo dei paesi in cui siamo inseriti.

Un’eco, quella della sua impresa, che si è diffusa in tutto il mondo, man non, tuttavia, in Italia, pure considerata culla della moda con le sue grandi firme, milanesi, e non solo. Anche se l’eco della sua impresa, sviluppatasi in più settori, non sono quello del pret a porter, è giunta alle alte sfere, anche nel nostro Paese, tant’è che nel 2004 il governo italiano l’ha nominata Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica.

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