Crollo all’asilo di Verceia, parlano i genitori: «Da allora nostra figlia ha gli incubi»

Sondrio

«Sono passati anni da quel terribile 22 novembre 2018, quando mia figlia - che allora aveva due anni e mezzo - rischiò di morire in un luogo in cui avrebbe dovuto sentirsi al sicuro: venne colpita alla testa da un calcinaccio di rimbalzo, dopo il crollo di parte del soffitto dell’asilo comunale di Verceia che frequentava. Anche un’altra bimba di 4 anni rimase ferita. Proprio del tutto non si è ancora ripresa. Prima delle ultime feste di Natale l’insegnante di terza elementare, che ora frequenta, chiese agli alunni di raccontare un episodio di quando erano piccoli. E lei ha ricordato proprio quello, l’ha rivissuto alla perfezione: ’Stavamo giocando al didò, pasta di pongo, quando mi è crollata in testa una parte del soffitto...’. Allora aveva detto che era stata colpa dei dinosauri e che la Madonnina si era un poco distratta nel proteggerla».

A parlare è Jessica Castano, 41 anni, di professione igienista dentale, la mamma dell’alunna più piccola colpite dai calcinacci e che ha seguito da vicino gli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria e la recente conclusione con il proscioglimento dei quattro imputati (costruttore, progettista e direttore lavori, calcolatore delle opere e collaudatore) al termine dell’udienza preliminare, perché «il fatto non sussiste».

Tanta paura, quel giorno, per una tragedia davvero sfiorata. E ora tante domande da parte dei genitori che chiedevano «giustizia» e sono rimaste, invece, senza risposte. La convinzione, in loro, è che le indagini furono indirizzate sulle persone sbagliate, salvando i veri colpevoli che erano altri.

«Mia figlia - ricorda la donna - ha avuto dieci giorni di prognosi al Pronto soccorso, poi altri venti dalla pediatra. Poi ebbe visite dalla neuropsichiatra, sottoposta a elettroencefalogramma alla testa. Un vero incubo. Rientrò a scuola dopo un mese e mezzo. Era scossa, accusava difficoltà nel dormire, aveva capogiri, ogni minimo rumore proveniente dal piano superiore le procurava panico, anche in ospedale aveva paura. Ancora oggi ha, talvolta, un sonno agitato, per nulla tranquillo».

A quel tempo, assistiti dall’avvocato Daniela Mezzera con studio a Chiavenna, presentarono denuncia contro ignoti per lesioni ed eventuali altri reati che si ravvisassero “perché volevano delle risposte, delle responsabilità in capo a qualcuno: non era stata, del resto, la loro bambina e neppure l’amichetta a causare l’incidente».

C’è un documento importante e per diversi aspetti illuminante, prodotto durante le indagini condotte dal comandante della caserma carabinieri di Novate Mezzola, Raffaele Baruta. «Durante l’acquisizione della documentazione presso il Comune di Verceia - si legge - il responsabile dell’Ufficio tecnico esibiva anche il verbale di collaudo dell’edificio, datato 10 ottobre 1986, redatto dall’ingegner Piergiorgio Geronimi che non escludeva - già da allora - una futura possibilità di fenomeni di sfondellamento considerata la destinazione d’uso dell’immobile (scuola materna), invitando l’amministrazione comunale a eseguire periodiche verifiche ai solai per controllare che non si verifichino gli episodi citati». Fu preso nella giusta considerazione?

Il legale Mezzera spiega: «La sorpresa dei miei assistiti è stata quando hanno potuto prendere visione del fascicolo d’indagine. All’esito dell’esame delle carte sono nate delle forti perplessità, degli ulteriori interrogativi rimasti, purtroppo, senza le idonee risposte».

«Il fabbricato è degli anni Cinquanta, poi fu ampliato nell’85 - sottolinea il genitore, Michael Tabacchi, 40 anni, operaio -. La manutenzione? I controlli di stabilità sono stati regolarmente eseguiti? Non abbiamo mai voluto puntare il dito contro nessuno, ma abbiamo nutrito forti dubbi. Non ci siamo, infatti, costituiti parte civile perché era pacifico sarebbe uscita un’assoluzione nell’inchiesta che fu avviata dal pm Antonio Cristillo e poi portata avanti da un collega».

Le eventuali responsabilità, a parere dei querelanti, erano semmai da ricondurre ad altre figure, non a chi è finito davanti al giudice per le ipotesi accusatorie di crollo colposo e lesioni personali colpose.

«Una maestra riferì - dichiara mamma Jessica - che l’anno prima della sfiorata tragedia aveva visto un rigonfiamento dell’intonaco del soffitto della materna comunale. E lo aveva segnalato. Sa come hanno provveduto a verificare se ci fosse in atto un rischio di sfondellamento? Dal municipio mandarono un imbianchino. Ecco il perché delle nostre forti perplessità legate alla mancanza di risposte idonee dall’inchiesta. Sembra che il tutto sia stato frutto di un caso, o forse è stata davvero colpa del dinosauro come immaginato dalla nostra piccina?».

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