A Chiavenna arriva il Daspo urbano, via libera dal consiglio

Chiavenna

Il nome evoca stadi e palazzetti dello sport dove i tifosi non si comportano in modo corretto. Ma da ora il “Daspo”, ovviamente urbano, diventa uno strumento applicabile su tutto il territorio comunale di Chiavenna. Lo ha deciso il consiglio comunale, che martedì sera ha approvato delle modifiche al regolamento di Polizia urbana. L’acronimo Daspo significa divieto di accesso alle manifestazioni sportive, ma in questo caso non si parla di tifoserie e partite.

«Abbiamo alcune aree particolarmente delicate del nostro territorio – ha spiegato il sindaco Della Bitta – dove si verificano schiamazzi notturni e comportamenti molesti. Adesso le forze dell’ordine, con le quali ci siamo confrontati prima di introdurre questa modifica, avranno uno strumento in più». In pratica il Daspo urbano sarà il divieto di accedere ad una specifica area per 48 ore. Nel caso in cui il soggetto dovesse reiterare i propri comportamenti in quel lasso di tempo partirebbe la segnalazione alla Questura che potrebbe prendere provvedimenti decisamente più restrittivi. Fino a due anni. Oltre a schiamazzi e condotte moleste è prevista questa possibilità anche per l’accattonaggio molesto.

La proposta ha spaccato il gruppo di minoranza, andato al voto in ordine sparso. Contrari Mattia Mariconti e Renato Lupoli, favorevoli Elena Guanella e Giada Masolini. «Il provvedimento rischia di essere inutile se non controproducente – ha commentato Lupoli - . In primo luogo sarà impossibile fare i controlli e mettere una norma che non si è in grado di far rispettare non è mai una buona idea. In secondo luogo si dà l’idea che a Chiavenna ci sia una situazione fuori controllo. Così non è. Infine dobbiamo stare attenti a comprimere le libertà in cambio di sicurezza, soprattutto perché in questo caso il soggetto non avrebbe nessuna possibilità di difendersi da un provvedimento deciso dalle forze dell’ordine. Non vorrei che questo provvedimento fosse stato preso per seguire un’onda che sta emergendo a livello nazionale». Il riferimento è, ovviamente, al contestato Ddl Sicurezza del Governo.

«Non si tratta di un provvedimento ideologico – ha ribattuto Della Bitta – ma solo di uno strumento messo a disposizione delle forze dell’ordine, che siamo certi lo utilizzeranno con cognizione di causa. Ci tengo a precisare che questo non è un provvedimento contro i giovani, che non vanno criminalizzati perché spesso hanno risorse e capacità che le generazioni precedenti non hanno. Vanno ascoltati e accompagnati».

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