«Stop alla mascherina?

Non è proprio il momento

E ora vi spiego il motivo»

Secondo l’esperto Cucchi a ottobre potrebbe esserci una nuova ondata

Allerta

Dopo un anno, i contagi da Covid 19 non sono diminuiti a livello nazionale, anzi, mentre si sono dimezzati in Lombardia; e le persone ricoverate in terapia intensiva sono più del doppio in Italia, in aumento anche nella nostra regione.

L’emergenza sanitaria, nonostante la campagna vaccinale e la sensazione di ritorno alla normalità con l’allentamento delle misure restrittive, non sembra essere ancora alle nostre spalle e il medico sondriese Gianfranco Cucchi ammonisce: «Se abbassiamo la guardia, rischiamo di ritrovarci in autunno con una nuova ondata».

Il raffronto tra i dati del 18 giugno 2020 e quelli di due giorni fa fanno davvero riflettere, quello che salta all’occhio è un aumento dei casi di positività al Covid-19 in quasi tutto il Paese, ma soprattutto delle persone, sempre più giovani, che si trovano in ospedale intubati. In Lombardia un anno fa, il 18 giugno, erano 60 i pazienti che occupavano letti nelle terapie intensive, mentre due giorni fa erano 91, 31 in più, un aumento del 51%. Ancor più sorprendente il dato nazionale: in Italia il 18 giugno dell’anno scorso si contavano 168 posti occupati nei reparti di rianimazione degli ospedali Covid, 416 in più un anno dopo, ben 248, un aumento del 147%.

Questo è certamente il dato più allarmante, ma l’aumento è anche più marcato se confrontiamo i numeri relativi agli attualmente positivi e ai nuovi contagi in Italia. In questo caso, però, l’incremento potrebbe essere in parte giustificato da un numero maggiore di tamponi effettuato oggi rispetto all’anno scorso. Nel nostro Paese un anno e due giorni fa le persone positive al coronavirus erano 23.101, dodici mesi dopo quasi 70 mila in più, 92.072, un aumento del 300%.

In miglioramento, invece, la situazione regionale. I nuovi casi registrati in Lombardia il 18 giugno 2020 furono 216, lo stesso giorno del 2021 114, quasi la metà. In Italia si è passati invece da 333 a 1.147, più 244%.

Decisamente più confortanti i dati relativi ai pazienti ricoverati in ospedale con sintomi, ma non intubati. Nella nostra regione sono infatti scesi notevolmente in dodici mesi, passando da 1.673 a 427 (meno 1.216, quasi il 75%); sono sostanzialmente stabili, invece, a livello nazionale, erano 2.867 il 18 giugno 2020 e 2.620 un anno dopo. A scendere, in Lombardia e in Italia, è anche il numero di decessi: in una giornata sola un anno fa nella nostra regione le vittime del Covid-19 furono 36, mentre venerdì sono state 2; a livello nazionale il 18 giugno dell’anno scorso morirono 66 persone, due giorni fa, invece, 35.

«Se l’aumento di nuovi tamponi risultati positivi e dei contagi attuali può essere, anche se solo in parte, dovuto a un maggior numero di test, a sconcertare è l’incremento di pazienti che versano in gravi condizioni - commenta il dottor Cucchi, cardiologo, che in questo anno sta analizzando i dati dell’emergenza sanitaria cercando di trovare qualche risposta -. Sono dati che devono far riflettere, soprattutto chi governa e prende le decisioni. Non è ancora il momento di “liberare tutti”, eliminare l’obbligo della mascherina e altre misure ancora necessarie. Il rischio è, con le varianti in circolazione, di ritrovarci questo autunno con una nuova ondata, nonostante la campagna vaccinale. Non possiamo permettercelo».

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