Spaccio di droga a Livigno e in Alta Valtellina, patteggiano in tre

L’operazione anti droga era stata messa a segno poco meno di un anno fa, dalla Squadra mobile della Questura di Sondrio. Era stata smantellata un’organizzazione criminale con radici in Albania e intrecci con la mafia di Scutari, che inondava di droga Livigno e l’Alta Valtellina

Sondrio

Poco meno di un anno fa, nel marzo del 2024, la Squadra mobile della Questura di Sondrio ha messo a segno un’importante operazione anti droga e smantellato un’organizzazione criminale con radici in Albania e intrecci con la mafia di Scutari, che inondava di droga, in particolare cocaina, Livigno e l’Alta Valtellina. Oggi in tribunale a Sondrio uno dei membri del sodalizio, accusato in particolare di rifornire gli albanesi che poi smistavano la droga attraverso pusher locali, ha patteggiato una condanna a due anni e 8 mesi di reclusione e al pagamento di 12mila euro di multa.

L’imputato, Ciro Magrelli, 61 anni, nato a Napoli e residente in provincia di Monza Brianza, ha dovuto rispondere della cessione di mezzo chilo di cocaina a uno degli uomini considerati al vertice dell’organizzazione criminale, Gentian Dabati, albanese proprio di Scutari, classe 1984, che nel marzo dell’anno scorso era stato arrestato insieme ad altre cinque persone. Lo scambio era avvenuto il 4 luglio del 2023 a Villa di Tirano, organizzato, stando al capo di imputazione, da Arsad Bashli, 28 anni, volto noto della mafia albanese, latitante e ricercato, oltre che per il traffico di cocaina bloccato dalla Questura di Sondrio, anche per associazione a delinquere e per omicidio nell’ambito di una feroce faida tra le potenti gang di Scutari.

Da quanto ricostruito dalla Squadra Mobile, quindi, Magrelli ha portato la cocaina in Valtellina su ordine, o comunque con la complicità, di Bashli, e a Villa di Tirano si è incontrato con Dabati a cui ha consegnato la droga. Lo stupefacente, se non fosse intervenuta la Polizia, sarebbe poi arrivata a Livigno nelle mani degli spacciatori e poi degli assuntori.

Il napoletano di 61 anni è il primo a rispondere delle accuse davanti al giudice. Oggi ha chiesto e ottenuto di patteggiare, e il giudice Fabio Giorgi ha applicato la pena a due anni e otto mesi di reclusione, oltre al pagamento di 12mila euro di multa. Ciro Magrelli, assistito dall’avvocato Roberto Arturo Pinazzi del Foro di Milano, è ancora sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari dal marzo dell’anno scorso, quando gli agenti della Questura eseguirono gli arresti. Misura confermata, anche in sede di sentenza questa mattina, dal giudice Giorgi, l’imputato resta quindi ristretto ai domiciliari nella sua casa a Triuggio. Fissato in 60 giorni il termine per il deposito delle motivazioni e disposta la distruzione della droga posta sotto sequestro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA