Processo Molinari, accolta la richiesta di perizia psichiatrica per l’ex provveditore di Sondrio

Sondrio

Udienza lampo, questa mattina, in Tribunale a Sondrio, sul “caso Molinari”, il ciclone che ha travolto il mondo della scuola provinciale e di cui si tratta nell’aula Carmelo Guadagnino del Palazzo di Giustizia di via Mazzini dal 13 giugno dello scorso anno.

É stata la settima “chiama” davanti al giudice per le udienze preliminari Fabio Giorgi, quella di ieri, particolarmente attesa perché si trattava di capire se avesse accolto o meno la richiesta di perizia psichiatrica sull’imputato numero uno, Fabio Molinari, ex direttore dell’Ufficio scolastico provinciale, avanzata il 20 febbraio scorso dal suo difensore Stefano Di Pasquale.

Richiesta accolta con indicazione della professionista chiamata ad occuparsene individuata nella psichiatra e criminologa Rossana Botti, perito del Tribunale di Seregno. Il 19 marzo prossimo, Botti sarà in aula a Sondrio, nell’ottava udienza preliminare fissata per le 10 del mattino, per accettare o rifiutare l’incarico e, in caso di accettazione, indicare anche i termini entro i quali condurre il proprio lavoro. Che normalmente si svolge in tre mesi, ma potrebbero essere anche di più o di meno. Dopodiché, è certa la nomina anche di un perito di parte.

«Il giudice ha accolto la nostra richiesta sulla base della documentazione medica da noi fornita - dice Stefano Di Pasquale, legale di Fabio Molinari -, dopodiché provvederemo anche noi a nominare un consulente di parte. Quello che è fondamentale, per noi, è che venga accertata la reale natura dei fatti e l’accoglimento della nostra richiesta costituisce, a nostro avviso, un passo avanti nell’accertamento della verità».

Alla richiesta di perizia psichiatrica non si era opposta, nell’udienza del 20 febbraio, né la Procura, rappresentata in aula da Piero Basilone, procuratore della Repubblica, e da Giulia Urbani, sostituto procuratore, né l’unica parte civile costituitasi ed ammessa, quella di Cristina Paravicini, all’epoca dei fatti impiegata all’istituto comprensivo Damiani 2 di Morbegno e rappresentata dal legale Valeria Morales Sosa.

Sempre nell’udienza di oggi, che non è durata più di venti minuti, il giudice Giorgi ha accolto tutte le richieste dei riti alternativi avanzate la volta scorsa, in termini di patteggiamenti, messe alla prova e giudizi abbreviati relativi a 32 imputati, atteso che per altri sei gli atti sono stati trasmessi alle Procure di Bergamo e di Brescia giudicate competenti per territorio.

Due le richieste di patteggiamento, formulate dalle difese di due giovani della bergamasca e del bresciano, cinque quelle di rito abbreviato, di cui due formulate dalle difese dei presidi Maria Rita Carmenini, in servizio all’epoca dei fatti al Damiani 2 di Morbegno, oggi sospesa da incarichi dirigenziali nel mondo della scuola, e Maria Pia Mollura, all’epoca preside dell’istituto Paesi orobici e oggi in pensione. Gli altri tre presidi coinvolti non hanno fatto richieste di riti alternativi, per cui, per loro, ovvero Bruno Spechenhauser, in servizio all’epoca all’Alberti di Bormio, Raimondo Antonazzo, in servizio, sempre a suo tempo, al comprensivo di Ponte in Valtellina, e Michele Muggeo, operativo all’Ipia e oggi in pensione, il procedimento prosegue per via ordinaria.

Ben 17, invece, le richieste di messa alla prova, anche queste tutte accettate dal giudice anche se si è riservato di emettere un’ordinanza ad hoc, ammissiva, in separata sede, cioè fuori udienza.

Su un complessivo di 38 imputati, per 168 capi d’imputazione e con 108 parti offese, quindi, sono solo sette coloro che non hanno chiesto riti alternativi o messe alla prova e che, quindi, dimostrano di voler “stare” nel processo, qualora si facesse, evidentemente certi di poter dimostrare la loro estraneità ai fatti.

Ricordiamo quelli che sono i reati contestati, a vario titolo, che vanno dal peculato, alla concussione, alla turbata libertà degli incanti, all’induzione indebita, al dare o promettere utilità con Molinari considerato regista di parecchi illeciti. Ora, però, sul piatto c’è il suo vizio o meno di mente all’epoca in cui questi sarebbero stati compiuti. Vedremo. Intanto i tempi si allungano e secondo Morales Sosa, presente ad ogni udienza «si può parlare di qualche anno», dice.

© RIPRODUZIONE RISERVATA