Ponte in Valtellina, Melavì sull’orlo del baratro: «Serve responsabilità»

Ponte in Valtellina

Una situazione gravissima quella che investe la società agricola Melavì sorta nel 2013 per fusione delle tre cooperative ortofrutticole storiche di Ponte in Valtellina, dell’Alta Valle e la Frutticoltori Villa di Tirano.

Il 23 marzo scade la procedura di composizione negoziata della crisi, avviata per cercare di contenere gli effetti della situazione debitoria grave venutasi a creare e retaggio degli anni passati, per frenare l’aggressione dei creditori, fornitori in primis, e lavorare alla rateizzazione dei debiti confidando, in primis, sulla vendita di buona parte degli immobili considerati in esubero rispetto alle necessità e alle possibilità di azione della società. Si puntava a vendere due immobili su tre, ma, nonostante l’iniziale interessamento di possibili acquirenti non sia mancato, in realtà, nulla si è concretizzato e, adesso, siamo punto e a capo.

E a pochi giorni dallo scadere della procedura negoziale si tratta di decidere il da farsi fra le tre opzioni sul tappeto, quali «la liquidazione coatta amministrativa della società, che significa il suo fallimento, e che nessuno, ovvio, vuole - dice il presidente Daniele Pasini, produttore di mele di Ponte in Valtellina - la messa a punto di un piano omologato di ristrutturazione che però, in questa fase e con i numeri che abbiamo, purtroppo, non è percorribile, perché stiamo quasi “bruciando cassa”, e l’apertura di un concordato preventivo depositato in bianco che ci metterebbe ancora al riparo dall’aggressione dei creditori, in primis, ricordo, i fornitori di energia, imballaggi e mezzi di trasporto, lasciando però la porta aperta ad un’operazione di salvataggio che speriamo arrivi dall’esterno, perché diversamente si va verso la liquidazione della Melavì.

Dopodiché potrebbe sorgere qualcosa di nuovo, chissà, perché il mercato c’è ed è stato ottimo in questi due ultimi due anni per le nostre mele che sono di elevata qualità, solo che siamo strozzati da debiti pregressi, che risalgono agli anni addietro in cui il settore era frammentato. Nell’autunno del 2023 la situazione debitoria è divenuta disperata ed ha cominciato a pesare enormemente sulla società. Tutti noi, io in primis che sono uno dei più grossi conferitori di mele, speriamo che Melavì regga e vada avanti, ma bisogna essere anche realisti e capire che abbiamo delle responsabilità anche verso noi stessi, perché tutti gli amministratori sono chiamati a rispondere di questa crisi e tutti devono, quindi, contribuire a risolverla».

Si è creata, infatti, una frattura dentro Melavì, molto pesante. Sono comparsi striscioni in favore, sì, del marchio e del suo mantenimento, ma anche contro il presidente, nelle ultime ore, lungo la statale 38 a Poggiridenti e a ridosso della cooperativa di Ponte in Valtellina. Subito tolti, ma che hanno lasciato l’amaro in bocca a Pasini.

Lunedì sera, in quattro su otto hanno dato forfait al consiglio di amministrazione convocato dal presidente per discutere dei prossimi passi, tant’è che non è stato possibile aprire la discussione per la mancanza del numero legale. Poche ore prima, i consiglieri assenti avevano consegnato alla presidente dei tre revisori dei conti una lettera pepata in cui chiedevano le dimissioni di Pasini, firmata da più di un centinaio di soci e sostenitori di Melavì delle zone di Piateda, Ponte in Valtellina, Tresivio e Poggiridenti. Mentre l’area dell’Alta Valle non ha preso parte alla mobilitazione. Un grido di dolore e insieme un appello a proseguire l’attività cooperativistica pena il venir meno di un lavoro annoso.

«Ci dispiace sapere della sua determinazione a perseguire come unico obiettivo la chiusura della cooperativa - è scritto all’indirizzo del presidente -. Abbiamo saputo dell’importante apertura avvenuta da parte della Banca Popolare di Sondrio, comunicata in prima battuta al direttore e al commercialista della società, successivamente ad un gruppo di consiglieri, ed aver appreso che da parte sua non vi è alcuna valutazione positiva in merito. Pare poi che la sua attenzione sia completamente rivolta al conferimento delle nostre mele ad una nota cooperativa trentina, comportamento inaccettabile da parte di un presidente. Inoltre si è sempre disinteressato al progetto Rockit, né ha svolto il suo ruolo istituzionale come avrebbe dovuto anche verso noi soci, per cui dissentiamo in toto verso il suo modo di agire e chiediamo le sue dimissioni».

Per giovedì sera è convocato un secondo cda e se non vi sarà il numero legale neanche in questa occasione, si andrà direttamente al fallimento.

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