
Cronaca / Sondrio e cintura
Venerdì 04 Aprile 2025
Incita al terrorismo: condannato 44enne tunisino
Un anno e sei mesi di reclusione a un tunisino di 44 anni per istigazione a delinquere e apologia. Invitava a unirsi allo Stato islamico tramite video sulla sua pagina Facebook
Sondrio
Dalle montagne delle vallate alpine più a Nord della Lombardia atti di incitamento al terrorismo commessi tramite i social network di cui aveva disponibilità l’imputato.
Un processo per un reato assolutamente insolito, per quanto concerne il territorio di Valtellina e Valchiavenna, si è celebrato oggi al Palazzo di giustizia di via Mazzini. Alla sbarra c’era uno straniero di nazionalità tunisina, classe 1981, che doveva rispondere del reato contemplato dall’articolo 414 del Codice penale.
Al termine dell’udienza pubblica il giudice Giulia Estorelli, in composizione monocratica del Tribunale sondriese, ha accolto la tesi sostenuta durante la sua articolata requisitoria dal pm Giulia Alberti e, dopo una non lunghissima camera di consiglio ha condannato l’imputato, all’epoca dei fatti residente nel capoluogo valtellinese, dove avrebbe condotto una vita sempre molto appartata, non allacciando particolari rapporti con altri connazionali o immigrati di fede islamica.
Nei confronti del nordafricano, infatti, nella tarda mattinata di oggi è stato pronunciato dalla dottoressa Estorelli un verdetto di colpevolezza, con pena comminata a un anno e sei mesi di reclusione per istigazione a delinquere e apologia.
In sostanza, l’uomo - sempre libero durante l’intera durata di questo dibattimento, ossia non in stato di detenzione per questa imputazione - era accusato di avere commesso istigazione a commettere reati di terrorismo e ad associarsi allo Stato islamico.
Le lunghe indagini hanno fatto luce sugli episodi ritenuti fuorilegge dalla Procura diretta da Piero Basilone. Come commetteva i reati per i quali è finito nei guai? Avveniva attraverso la pubblicazione di video ufficiali tramite la sua pagina di Facebook, e il periodo risale al 2020, quando venne scoperto dagli investigatori dell’Arma.
Il suo avvocato, Giuseppe Romualdi del Foro di Sondrio, nell’argomentare la sua arringa, aveva invece chiesto la piena assoluzione del suo assistito. Il nordafricano di 44 anni è finito nel mirino della giustizia nell’ambito di un’indagine piuttosto complessa e durata più mesi e con diversi imputati in differenti località italiane e alcuni dei quali vennero pure rinchiusi in carcere con pesanti accuse per reati legati al terrorismo.
A condurre l’inchiesta furono i carabinieri del Ros (Raggruppamento operativo speciale) di Roma, poi la sua posizione fu stralciata e assegnata ai colleghi del medesimo Raggruppamento investigativo, ma di Milano, per la figura del tunisino residente in Valtellina e dal capoluogo lombardo rimbalzata, infine, alla Procura di Sondrio per competenza territoriale, in quanto l’immigrato (sino ad allora vissuto nell’ombra) - all’epoca dei fatti a lui contestati per i quali è finito a processo - risultava residente a Sondrio, dove poi, in effetti, è stato giudicato e condannato con sentenza ora di primo grado.
Il suo legale, una volta lette con attenzione le motivazioni della sentenza nei tempi previsti per il deposito, valuterà l’opportunità o meno di proporre ricorso in Appello a Milano, opzione, tuttavia, che già da ora appare alquanto probabile.
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