«Giustizia fatta, ma a quale prezzo?»
Il calvario di un imprenditore valtellinese

L’imprenditore è stato in carcere e poi ai domiciliari con accuse come riciclaggio e associazione a delinquere. Un calvario giudiziario durato sette anni poi l’assoluzione piena e il risarcimento dallo Stato

Sondrio

Un imprenditore valtellinese è stato rinchiuso in carcere con accuse pesantissime, come riciclaggio e associazione a delinquere. Poi per diversi mesi è stato costretto ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta di un’altra Procura, non quella sondriese. Condannato a oltre otto anni di prigione in primo grado e poi a cinque in secondo grado, per l’assoluzione di un’imputazione e la rivalutazione in termini meno seri di un’altra. Infine la piena assoluzione in Cassazione: “Non avrebbe neppure dovuto essere arrestato”.

Gli avvocati dell’uomo, che nel frattempo ha visto saltare l’impresa che guidava, chiedono di ottenere almeno un’indennità per l’ingiusta detenzione e lo Stato accoglie in tempi rapidi l’istanza e senza perdere tempo provvede a elargire un’importante somma di denaro all’imprenditore che dice: “La giustizia è arrivata, ma a quale prezzo?”.

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