Edi Fortini “donna dell’anno 2024”
premiata dal comune di Albosaggia

Albosaggia

Una cuoca davvero speciale e molto amata: «Instancabile, silenziosa, eroica» che, «con il suo sorriso discreto e le mani abili, ha rappresentato per generazioni non solo un punto di riferimento, ma anche un abbraccio caloroso e nutriente». È il ritratto tratteggiato dal sindaco Graziano Murada di Edi Fortini, cuoca, prima dell’asilo, poi della mensa scolastica, adorata dagli alunni, così come dagli insegnanti, incoronata mercoledì dal Comune di Albosaggia “Donna dell’anno 2024”, premio dedicato a chi si distingue con il suo lavoro nella comunità.

Forte la commozione in aula consiliare. Proprio dove il primo maggio 1983, quando ha iniziato a prendersi cura con i suoi piatti dei piccoli del paese, c’era l’asilo. Poi nella mensa del campus scolastico, dove resterà ai fornelli sino alla fine d’agosto, poiché dal primo settembre, quest’anno, andrà in pensione. In aula, applaudita con tanto di standing ovation da bambini, insegnanti e genitori, oltre che dal consiglio comunale al completo, visibilmente emozionata ha manifestato la sua gratitudine. Non semplice per una donna di poche parole e riservata come lei: «Grazie. Grazie di cuore. Ho sempre cercato di fare del mio meglio. Nella mia vita non ho avuto figli, ma, grazie al cielo, ho avuto loro, tutti gli alunni e le alunne, come figli». Commosso anche il sindaco, così come Ornella Forza, presidente della Fondazione Albosaggia, e Doriana Paganoni, vice sindaco nonché assessore all’Istruzione, che hanno abbracciato Edi.

«È con grande onore e una punta di commozione che consegno il premio “Donna dell’anno” a una figura che, pur essendo spesso in ombra, ha illuminato la vita di tanti piccoli con il suo amore e la sua dedizione: la cuoca dell’asilo. Perché per noi la “nostra” Edi è e rimane la cuoca dell’asilo» ha detto Murada. In un mondo che corre veloce, «dove le grandi conquiste spesso prendono il centro della scena, è facile dimenticare il potere delle piccole cose» ha proseguito, riferendosi alla figura di Edi, «spesso discreta, quasi invisibile, ma la sua importanza è stata fondamentale nel plasmare i nostri figli, prodigandosi con amore e passione per garantire che ogni pasto fosse un momento di gioia e di nutrimento, non solo per i corpi ma anche per i cuori». Le sue ricette, spesso semplici, ma sempre ricche di sapore, «hanno nutrito non solo i corpi dei bambini, ma anche le loro anime, insegnando l’importanza della condivisione e del buon cibo». «Ogni suo piatto è stato una lezione di vita, che non ha bisogno di parole - ha aggiunto Forza -. La cucina di Edi è più di un luogo dove si preparano pasti: è un laboratorio di amore e cura, dove il cibo si trasforma in un atto di generosità e di educazione. Celebriamo non solo la sua abilità, ma il cuore che mette in ogni piatto». Edi ha sempre lavorato nelle retrovie, «lasciando che i suoi piatti sapientemente preparati parlassero per lei - ha concluso Murada -. Eppure, la sua influenza è stata immensa. Il suo lavoro, spesso trascurato ma essenziale, è stato ed è un esempio luminoso di come l’amore e la compassione possano trasformare vite».

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