A scuola di legalità: incontro con Francesca Bommarito, sorella di una vittima di mafia

Sondrio

«Trasmettere la memoria per costruire il futuro». Questo il titolo della conferenza promossa mercoledì mattina nell’aula magna dell’Istituto De Simoni – Quadrio di Sondrio. Un momento con gli studenti del de Simoni, ma anche del liceo scientifico Donegani e del liceo Pizzi-Perpenti, per parlare di legalità insieme a Francesca Bommarito, sorella di Giuseppe, appuntato dei carabinieri, ucciso in un attacco mafiosi a Palermo il 13 giugno 1983 insieme ai colleghi Pietro Morici e Mario D’Aleo.

L’evento è stato organizzato dal Cpl (Centro promozione legalità) di Sondrio in collaborazione con Libera e Unms (Unione nazionale mutilati servizio).

«Il 13 giugno del 1983 tre carabinieri venivano trucidati in via Cristofaro Scobar a Palermo - ha introdotto il professor Giuseppe Palotti -. Erano le 20 circa quando il capitano Mario D’Aleo, comandante della Compagnia carabinieri di Monreale succeduto al capitano Emanuele Basile ammazzato un anno prima, finito il suo turno di servizio, sale sulla Fiat Ritmo blu per tornare a casa. A bordo ci sono l’autista Pietro Morici e dietro l’appuntato Giuseppe Bommarito. L’ufficiale torna a Palermo dove vive con la sua compagna Antonella che lo sta aspettando. Durante i dieci chilometri percorsi nessuno dei tre militari ha voglia di parlare. Ne stanno succedendo di tutti i colori e la mafia non concede soste. Giunti sotto casa del capitano, alle 20.30 circa, la Ritmo blu imbocca via Scobar e si ferma al civico 22. In strada c’è poca gente, i palermitani cenano davanti alla tv. D’Aleo scende dalla vettura e saluta i suoi uomini e armeggia con le chiavi per aprire il cancello di casa. In mano ha un cestino di albicocche profumate che il fido Bommarito ha raccolto nella sua campagna. All’improvviso una gragnuola di colpi da fuoco incrociato investe i tre militari. Il capitano stramazza sul selciato mentre le albicocche si intridono del suo sangue. Il carabiniere Morici viene fulminato mentre tiene le mani sul volante».

Un racconto crudo e toccante, tratto dal libro “Albicocche e sangue” di Francesca Bommarito, che per il quinto anno consecutivo ha deciso di venire a Sondrio, al De Simoni, per parlare di temi che le stanno molto a cuore.

«Voglio sollecitare i ragazzi, sulle orme degli eroi, chiamiamoli eroi per caso, perché sicuramente non volevano esserlo, a cercare di essere rigorosi nel seguire le regole - spiega -. Regole improntate alla giustizia, alla legalità, alla solidarietà. Per poter essere comunque, al di là di tutto, come ha fatto Giuseppe, veri vero servitori dello Stato »

All’incontro con gli studenti hanno preso parte anche il maggiore Marco Issenmann, comandante della compagnia carabinieri di Sondrio, e, in collegamento, Salvatore Bommarito, figlio dell’appuntato ucciso quasi 42 anni fa.

Quest’anno la giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie si terrà a Trapani e parteciperà anche una delegazione valtellinese, con alcune classi delle scuole superiori provinciali, capitanata da don Diego Fognini.

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