
Cronaca / Morbegno e bassa valle
Lunedì 03 Marzo 2025
Relais Bagni Masino, il fallimento non fu intenzionale
Si è chiusa la vicenda processuale con l’assoluzione e il proscioglimento per intervenuta prescrizione di una delle due socie, Alessandra Putzu. L’altra, Laura Sivilotti, due anni e mezzo fa è stata riconosciuta estranea ai fatti
Val Masino
Il fallimento della società “Relais Bagni Masino”, l’ultima che gestì l’area termale prima della chiusura definitiva, avvenuta quasi dieci anni fa, per la giustizia non ha colpevoli. Si è chiusa infatti la vicenda processuale con l’assoluzione e il proscioglimento per intervenuta prescrizione di una delle due socie, Alessandra Putzu, 58 anni, formalmente residente a Domaso, in provincia di Como, ma che da tempo abita in Valchiavenna. L’altra, Laura Sivilotti, due anni e mezzo fa è stata riconosciuta estranea ai fatti, il giudice per l’udienza preliminare aveva disposto il non luogo a procedere nei suoi confronti, mentre aveva rinviato a giudizio la Putzu, che ha dovuto rispondere di distrazione di beni della società, dichiarata fallita il 6 agosto del 2015.
Secondo l’accusa, si sarebbe impossessata del saldo cassa al 16 dicembre del 2014, oltre 53mila euro che non sono mai stati rinvenuti nè consegnati al curatore fallimentare, ma anche di quasi 11mila euro dalle carte di credito della società fallita, oltre a 600 euro utilizzati per l’acquisto di un frigorifero e un personal computer. Per questa prima accusa il collegio giudicante, formato dai giudici Carlo Camnasio (presidente), Francesca Palladini e Giulia Estorelli (a latere), ha assolto l’imputata perché il fatto non sussiste. Invece, i giudici hanno deciso di non dover procedere in riferimento alle altre accuse, in particolare di aver tenuto, in tutto o in parte, i libri e le altre scritture contabili in modo da non rendere possibile al curatore fallimentare la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari. Lo avrebbe fatto, secondo l’accusa, in particolare attraverso «un anomalo utilizzo del conto cassa, le cui annotazioni non corrispondevano alla realtà di gestione societaria».
Per questi fatti, ricondotti dal tribunale ad un’ipotesi di reato di bancarotta semplice e non fraudolenta, come invece era stato inizialmente contestato alla donna, è infatti intervenuta la prescrizione, fissata in sei anni e non dieci come per l’accusa iniziale. In sostanza, secondo il collegio giudicante il fallimento della “Relais Bagni Masino” non fu intenzionale, non ci fu dolo. La condotta di Alessandra Putzu fu, quindi, dettata da negligenza e imperizia. Questo causò la bancarotta, ma non è possibile perseguire l’imputata perché sono passati ben più di sei anni, quasi dieci, e tutto è quindi caduto in prescrizione.
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