Giustizia riparativa, un incontro a Sondrio

L’appuntamento promosso all’interno del progetto Fuori Luogo con il patrocinio dei Comuni di Sondrio e di Morbegno

Sondrio

Si è parlato di giustizia riparativa mercoledì mattina nella Sala Besta della Banca popolare di Sondrio, un incontro dal titolo “Sguardi di giustizia. In viaggio verso comunità riparative” promosso dal “Tavolo per la giustizia riparativa” della provincia di Sondrio all’interno del progetto Fuori Luogo con il patrocinio dei Comuni di Sondrio e di Morbegno, che ha visto al tavolo relatori d’eccezione: Maria Luisa Lo Gatto, già magistrato presso il tribunale di Como; Maria Trimarchi, dirigente penitenziario dell’Ufficio esecuzione penale esterna di Como, Patrizia Patrizi, ordinaria di Psicologia giuridica e pratiche di giustizia riparativa all’università di Sassari ed ex presidente del Forum europeo per la giustizia riparativa; e Ivo Lizzola, ordinario di pedagogia sociale e delle marginalità

«Innanzitutto, un ringraziamento sincero – ha esordito la dottoressa Lo Gatto - perché per noi operatori giuridici i momenti di confronto con la comunità sono momenti preziosi. Sto consolidando sempre di più l’idea che il pianeta giustizia debba cominciare a viaggiare in orizzontale e non più in verticale, quindi lo scambio con la comunità, la collaborazione con la comunità, è assolutamente indispensabile. Vorrei partire dalla definizione normativa per parlare di giustizia riparativa. La norma la descrive così: ogni programma che consente alla vittima, alla persona indicata come autore dell’offesa, ad altri soggetti appartenenti alla comunità di partecipare liberamente, in modo consensuale, attivo e volontario alla risoluzione delle questioni derivanti dal reato con l’aiuto di un terzo imparziale adeguatamente informato denominato mediatore».

Ha parlato poi in termini molto pratici Patrizia Patrizi, che ha una grande esperienza in questo ambito, anche come presidente dell’European forum for restorative justice.

«Parliamo di qualcosa che ancora non si conosce – ha spiegato -. Abbiamo una norma, è vero, ma il rischio più grande che stiamo correndo, e già lo vediamo, è che venga interpretata secondo i pregiudizi che ci sono sulla giustizia riparativa. Si pensa che significhi perdonare, riconciliarsi, ma no, la giustizia riparativa non è questo. Parte dal presupposto che in ogni contesto, quindi sia nel penale come nelle scuole, nelle nostre comunità di vita, possono avvenire dei conflitti, può essere fatto un danno e ci sono delle conseguenze. E mentre la giustizia, per come la interpretiamo in senso formale, risponde a quello che è stato, perché è stata trasgredita una norma, o penale o del diritto sociale, per la giustizia riparativa il problema serio sono le conseguenze di un atto, perché sono diverse per ciascuno di noi. Quello che si pone come obiettivo la giustizia riparativa è mettere insieme le persone, che non significa farle riavvicinare, ma significa consentire loro di dialogare, direttamente o indirettamente, per vedere insieme come disfare quell’ingiustizia attraverso il consenso di tutti».

E domani ci si sposta all’auditorium Sant’Antonio di Morbegno con un momento dedicato agli studenti delle scuole superiori. L’incontro partirà dalla testimonianza dei ragazzi e delle ragazze di tre classi prima e seconde dell’Istituto professionale Enaip di Morbegno che hanno partecipato ad un laboratorio sui conflitti proposto dal “Tavolo della giustizia riparativa” della provincia di Sondrio. I giovani avranno la possibilità di confrontarsi con i relatori sui danni e le sofferenze dei conflitti e sul percorso per arrivare ad una loro ricomposizione.

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