Referendum: no alla fusione, Cortenova e Primaluna restano divise

È andata alle urne poco meno della metà degli aventi diritto nei rispettivi territori. Decisiva la maggioranza negativa nel Comune più piccolo: il percorso si interrompe qui

Cortenova

La data del 27 ottobre 2024 è di quelle da segnare sul calendario. Per usare un gergo calcistico era una partita da “dentro o fuori”: per scrivere una pagina nuova nel futuro dei comuni di Cortenova e Primaluna oppure fermare tutto, senza possibilità di appello. Alla fine, il referendum popolare chiamato a mettere una parola definitiva sul dibattito circa la fusione dei due municipi, ha sancito il no all’iter. Decisivo il voto negativo (per circa trenta lunghezze) a Cortenova, mentre a Primaluna (al momento di andare in stampa si parla di circa il 60% di voti favorevoli) aveva prevalso il sì. Ma era necessario un via libera in entrambi i Comuni.

Chi ha partecipato

Il dato dell’affluenza aveva già parlato chiaro alle 22 di ieri, al momento della chiusura dei seggi: il 53% a Cortenova (581 votanti), molto meno della metà a Primaluna per 813 votanti. Uno stacco netto tra i due enti che non ha comunque inficiato il risultato (bastava si recasse a votare il 25% degli aventi diritto, in entrambi i Comuni). Ma che parlava, al contempo, di una certa freddezza della popolazione sulla prospettiva di esprimersi riguardo la fusione.

Le due amministrazioni comunali, in carica nel mandato che si è chiuso la scorsa primavera, hanno fatto il passo da tanto tempo auspicato da più comuni, quello di unire le forze per avere meno problemi di gestione delle loro comunità in tempi in cui i cordoni della borsa stanno tornando a stringersi, dopo l’overdose dei fondi del post Covid e del Pnnr. Fatta la loro parte, hanno messo la decisione nelle mani dei cittadini con lo strumento più democratico che c’è: il referendum che senza fronzoli, con un semplice “sì” o “no” dava la possibilità di decidere se accettare la fusione oppure respingerla.

I precedenti

Nel 2001 c’era stato un tentativo di intraprendere quella strada: era nata l’Unione dei comuni della Valsassina, ente a cinque con Introbio, Primaluna, Cortenova, Parlasco e Pasturo, diventando a sei nel 2014 con l’ingresso di Taceno. La legge di allora, che favoriva questo tipo di scelte, guardava al futuro con incentivi economici come fa oggi la fusione, con una sorta di convivenza per giungere entro dieci anni alla fusione. Ma non è stato così: uno alla volta e con motivazioni diverse sono usciti tre comuni e sono rimasti Primaluna, Cortenova e Parlasco, quelli che forse credevano di più all’unico comune.

Il risultato di oggi era atteso anche da Taceno e Parlasco, soprattutto, con i sindaci dichiarati pronti ad aggregarsi al nuovo comune. Con una procedura diversa però, ovvero la fusione per incorporazione, come avvenuto nel 2019 per Vendrogno con il referendum che lo ha unito a Bellano.

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