Gli ucraini “lecchesi” concordi: «Dagli Usa
una provocazione premeditata. L’Europa
si svegli e parli una sola lingua»

Yuri Teslyk è membro dell’associazione Pro Infanzia, partner di diverse realtà lecchesi nelle tante iniziative di supporto alla popolazione ucraina avviate in questi tre anni trascorsi dall’aggressione russa: «Non possiamo programmare niente perché non sappiamo cosa succederà il giorno dopo»

Lecco

«Che effetto ha fatto vedere le immagini dello scontro Trump - Zelensky? Pessimo. Credo sia stata una provocazione premeditata dell’amministrazione statunitense. Non si è mai visto uno scontro simile davanti alle telecamere». Nella voce di Yuri Teslyk, che risponde direttamente da Chernihiv nel nord dell’Ucraina, c’è tutta la stanchezza di tre anni di guerra. «Non si vede la fine del tunnel. – racconta l’ucraino – Prima aspettavamo la controffensiva, poi l’arrivo di Trump che doveva fermare la guerra. Ma come si può fermare questa guerra? Non possiamo programmare niente perché non sappiamo cosa succederà il giorno dopo». Yuri Teslyk è membro dell’associazione Pro Infanzia, partner di diverse realtà lecchesi nelle tante iniziative di supporto alla popolazione ucraina avviate in questi tre anni trascorsi dall’aggressione russa. «Ogni sera arriva il messaggio di allerta elevata. – racconta Teslyk – Ogni sera dalla Russia partono 150/200 droni, ognuno con 50 chili di esplosivi. Sono diretti verso Kiev ma potrebbero cadere anche da noi. C’è la contraerea che li abbatte. Ci sono gruppi di soldati con mitragliatrici che sparano ai droni. Per questo ogni sera suona la sirena. Parte tra le sette e le otto e va avanti fino alle cinque del mattino o anche fino alle otto. Non è una situazione tranquilla. La vita quotidiana scorre ma l’economia si sta piano piano fermando. Noi distribuiamo tutti i martedì il cibo pronto per i poveri. Negli ultimi sei mesi la coda si è allungata molto. Viene sempre più gente, pensionati o disoccupati che non riescono a trovare lavoro. I ristoranti funzionano ma la sera sono vuoti».

In queste condizioni, guardare al futuro è difficile. «Dopo quello che è successo alla Casa Bianca le persone qui dicono “vediamo cosa succede ora”. Potrebbe accadere davvero di tutto, nessuno lo sa» conclude Teslyk. Dopo quanto accaduto a Washington, secondo molti il punto più basso nella storia della diplomazia occidentale, l’auspicio di chi ha a cuore le sorti dell’Ucraina è che ci sia ora una ferma presa di posizione dell’Unione Europea. «Spero – sottolinea Armando Crippa, presidente di Cassago Chiama Chernobyl - che l’Europa si svegli e parli una sola lingua, per far sentire la nostra vicinanza all’Ucraina. Difendendo la loro terra gli ucraini continuano a difendere i confini dell’Europa. Ricordiamoci che Putin, responsabile di una guerra criminale, tiene sotto il suo regime dittatoriale repressivo milioni di cittadini del suo paese. Spero che dopo quanto accaduto riprendiamo vigore per sostenere l’Ucraina e che l’Europa chieda con una sola voce al presidente Trump da che parte sta». Cassago chiama Chernobyl è tra le associazioni che hanno aderito alla mobilitazione di piazza lanciata da Azione a sostegno del popolo ucraino. L’appuntamento è per domenica alle 18.30 in piazza Cermenati a Lecco.

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