Fontana a Merate: «Autonomia, ipocriti coloro che criticano la Calderoli
dopo aver approvato l’accordo del 2018»

Merate

Tanti leghisti ma non solo alla serata organizzata dalla sezione locale e provinciale della Lega per parlare di autonomia regionale, con il governatore della Lombardia Attilio Fontana ed il sottosegretario alla presidenza Mauro Piazza, nell’auditorium Giusi Spezzaferri nel palazzo comunale di Merate. C’erano tantissimi esponenti del centrodestra locale presenti all’incontro di giovedì sera, ma era stato invitato anche il sindaco Mattia Salvioni che ha salutato e dichiarato interessante il tema «perchè pone sfide e cambia il paradigma anche per tutti gli amministratori locali». I due politici sul palco hanno fatto il punto sull’iter della legge 86/2024, meglio nota come legge Calderoli, che fissa il percorso per arrivare all’acquisizione dell’autonomia fiscale e regolatoria su una lunga serie di materie, ma soprattutto hanno puntato il dito contro chi prima aveva chiesto l’autonomia ed adesso si tira indietro per ragioni politiche e di partito. E si sta parlando dell’ex governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e del Pd, che a quanto pare sta facendo ostruzionismo e lancia allarmi sui presunti pericoli che l’autonomia comporterebbe per la tenuta del paese e le finanze delle altre regioni.

«Io contesto la malafede – ha detto Fontana – di quei sepolcri imbiancati che contestano la legge Calderoli dopo aver approvato l’accordo originario del 2018 che tra l’altro aveva molte meno garanzie di queste norme. Ormai non ci sono più dubbi, o si approva il percorso o si trarranno le conseguenze politiche del caso, vediamo se ci sono dei voltagabbana», ha detto riferendosi in questo secondo caso ai colleghi di maggioranza che dovessero mettersi di traverso. «E’ il più importante tentativo di rendere efficiente la spesa e l’amministrazione pubblica che possiamo immaginare, si toglie potere alla burocrazia romana e non si dovrà più andare con il cappello in mano a pietire fondi e progetti. Si passa dal centralismo all’autonomia che privilegia i territori e li responsabilizza».

Per Mauro Piazza consentirà di «utilizzare parte del residuo fiscale, che probabilmente arriva a 60 miliardi di euro l’anno. Ora dobbiamo iniziare a parlare del merito delle questioni, basta tergiversare». Come noto, dopo l’entrata in vigore della legge lo scorso 13 luglio, le regioni possono iniziare il negoziato per trovare un accordo con il governo per le materie non Lep, per cui non è prevista la definizione del livello essenziale delle prestazioni. Sono nove e sono state chieste da Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte: apporti internazionali e con l’Unione europea (16 funzioni); commercio con l’estero (21 funzioni); professioni (55 funzioni); protezione civile (41 funzioni); previdenza complementare e integrativa (18 funzioni); coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario (8 funzioni); casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale (18 funzioni); enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale (18 funzioni); organizzazione della giustizia di pace (7 funzioni).

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