
«Lecco insieme a Como? Nessuno ne sente il bisogno»
Fabio Dadati, presidente di Lariofiere, Ilaria Boncina, presidente di Confartigianato Imprese Lecco e Luca Fabi, presidente di Ance Lecco e Sondrio commentano la proposta lanciata dal sindaco di Como, Alessandro Rapinese
Lecco
“Lecco insieme a Como? I cittadini di entrambe le province non ne sentono alcun bisogno”. Parola dell’imprenditore e albergatore lecchese Fabio Dadati, presidente di Lariofiere di Erba, dopo che, nei giorni scorsi, il sindaco della città voltiana, Alessandro Rapinese, ha lanciato la proposta di riunire le due province.
“Credo sia una questione interna, tra comune e provincia di Como, più che una vera e propria esigenza dei cittadini comaschi o lecchesi”, sottolinea Dadati, che ha anche fatto parte dell’amministrazione provinciale lecchese, in passato. “Nessuno dei comuni di Lecco, oggi, avverte la necessità di tornare sotto Como. A prescindere dal fatto che una scelta del genere dovrebbe comunque essere oggetto di un referendum oppure provenire da una legge dello Stato, e non essere a discrezione delle amministrazioni, anche logisticamente sarebbe poco sensata. La nascita della provincia di Lecco ha coinvolto figure autorevolissime della città ed è stato un processo fortemente voluto; quello lecchese è un territorio vasto e variegato, tra Brianza, lago e Valsassina, è lungo più di 100 chilometri e ha 350mila abitanti, quasi. Non lo si potrebbe riunire a Como, perché ormai ha la sua autonomia e la sua identità. Certo – prosegue Dadati – sarebbe giusto implementare e accorpare i servizi comuni, specie nel turismo, e le “utilities” e migliorare la sinergia tra enti “superiori”, soprattutto tra province di Lecco, Como e Sondrio, che costituiscono un polo fondamentale e strategico. Un conto, comunque, è il tessuto economico, un altro l’amministrazione di una realtà locale”.
La proposta del sindaco Rapinese di riunire Como e Lecco in un unico territorio amministrativo, secondo Ilaria Bonacina, presidente di Confartigianato Imprese Lecco, “sottolinea le tante analogie che legano le nostre aree, dal tessuto imprenditoriale alla condivisione di problematiche come viabilità e servizi”. “Tuttavia – evidenzia la presidente degli artigiani lecchesi - credo che la collaborazione tra enti già esistente possa essere ulteriormente rafforzata senza dover intraprendere un percorso istituzionale complesso, che potrebbe generare inefficienze e lungaggini. La complementarità tra Como e Lecco rappresenta una ricchezza che può essere valorizzata anche senza fusioni formali”.
Anche Luca Fabi, presidente di Ance Lecco e Sondrio si è espresso in merito: “Personalmente e come associazione, consideriamo l’uscita del sindaco di Como una provocazione, certo in termini positivi, per richiamare l’importanza dell’unità di intenti tra i due rami del lago di Como, come per altro sta già facendo la Camera di Commercio. Non siamo attaccati alle bandiere o ai campanili, ma crediamo nel valore del territorio e dei territori, come anche nella valorizzazione delle loro identità. Quindi è una proposta che non mi sembra nemmeno il caso di approfondire - sottolinea - Una cosa è fare sinergia, un’altra è mettere in comune servizi, un’altra ancora è cancellare oltre 30 anni di storia ed altrettanti di impegno per ottenere un’autonomia che, se è vero che la malaugurata riforma Del Rio ha in parte sacrificato in nome di un demagogico taglio dei costi della politica, d’altra parte non penso debba essere rimossa. Ciò a maggior ragione considerando il fatto che per noi lecchesi, e più ancora per chi abita nella nostra Brianza o sul nostro lago, Como è distante e mal servita da un punto di vista logistico, per scelte - vedi Pedemontana - molto probabilmente poco lungimiranti del passato”.
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