
Ascesa impossibile sulla via al Bernina, tornano alla base dopo quattordici ore: il racconto
Il racconto di sei giovani scialpinisti di Premana: «Vento fortissimo, non riuscivamo a procedere oltre. L’importante in questi casi è sapersi fermare. E usare la testa»
Lanzada
Quattordici ore consecutive, dalle 5 del mattino di sabato scorso, orario di partenza dai 2.813 metri del rifugio Marinelli sulla via normale al Bernina, fino alle 19 di domenica, per tentare un’ascesa scialpinistica alla cima rivelatasi del tutto impossibile.
Al punto da indurre la comitiva giunta da Premana, in Valsassina, formata da sei giovani fra i 20 e i 25 anni appassionati di scialpinismo, a desistere e fare rientro alla base, al parcheggio di Campo Moro dove avevano lasciato l’auto. Saggia decisione perché, se avessero proseguito nel loro tentativo, con ogni probabilità sarebbero incorsi in gravi pericoli, per cui il desistere e rientrare è stata una decisione avveduta.
Le condizioni
Solo pochi giorni dopo, invece, le condizioni della neve sono cambiate con la prima guida con due clienti saliti nella mattinata di martedì, mentre mercoledì un gruppo di cinque slovacchi si è avvicinato alla meta, ma ha dovuto arrestarsi a 200 metri della stessa per un banco di nebbia che rendeva difficile proseguire. «La pista è stata fatta, comunque - dice Eugenio Pedrotti, gestore, con la figlia Nadia, della Marinelli-Bombardieri di Lanzada -, per cui ora l’ascesa al Bernina è fattibile, salvo il cambiamento del meteo».
Meteo, va detto, che in questi ultimi giorni ha retto, tant’è che il Gran tour scialpinistico comincia a prendere quota. Cosa non scontata, visto che lo scorso anno non si era potuto svolgere per niente per assenza di neve e crepacci esposti, mentre la coltre bianca aveva fatto la sua comparsa a giugno.
«Io salgo ad aprire martedì mattina e rimarrò in quota almeno per un mese - dice Bianco Lenatti, storico gestore del Marco e Rosa, ai 3.609 metri della Forcola di Cresta Guzza -. Sono salito anche oggi (ieri, ndr) per controllare l’impianto fotovoltaico che non mi funziona bene e ho visto parecchi escursionisti in quota. In alto il manto nevoso regge bene, e si può passare anche dal canale vicino al rifugio, salendo ai lati dello stesso. Non vedo grossi problemi al momento. C’è neve portata dal vento, ma si è nel frattempo assestata».
Il passaggio
Anche dalla Marinelli confermano un buon movimento di escursionisti che giungono dalla Svizzera «passando soprattutto dalla capanna Coaz - dice Pedrotti -, per cui noi terremo sicuramente aperto fintanto che restano attivi anche i rifugi svizzeri, perché siamo all’interno di questo circuito. Poi qualcuno sale anche dal versante italiano, ma i più arrivano dalla Svizzera. Abbiamo aperto il 22 marzo e sicuramente lo saremo fino al 27 aprile, poi molto dipende dal tempo».
È lì, alla Marinelli, che hanno fatto tappa, sabato scorso, anche Italo Gianola e i suoi cinque amici provenienti da Premana. Puntavano alla cima Bernina e sarebbero stati i primi a raggiungerla in questo primo scorcio di primavera, ma non hanno fatto i conti con il vento.
Le catene
«Ha preso a spirare non poco - assicura Gianola - spostando la neve da una parte all’altra dei versanti e non è stato possibile procedere in alcuna direzione. Impossibile passare per il canale della Cresta Guzza, quindi abbiamo preso per la ferrata, ma ci abbiamo messo una vita, perché parte delle catene erano sommerse dalla neve e dal ghiaccio. Una volta raggiunta la Marco e rosa abbiamo preso la Bellavista, ma niente da fare. Siamo allora scesi verso il ghiacciaio del Morterasch dove a sbarrarci il passo sono stati i crepacci, quindi siamo tornati indietro da dove eravamo arrivati. L’importante in questi casi è sapersi fermare. E usare la testa». Una giornata indimenticabile, in pratica, la loro, pur senza aver raggiunto l’agognata cima.
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