Molteno: venduta all’asta l’area ex Segalini

Molteno

L’area ex Segalini è destinata a risorgere: è stata aggiudicata all’asta. Dopo innumerevoli tentativi, è stata battuta per 650mila euro: una cifra lontanissima dalla stima di partenza, ma quantomeno la vasta area sarà rigenerata, dopo un lungo periodo di abbandono.

Il complesso industriale occupa 30.740 metri quadrati coperti su un’ area di oltre 50.000, buona parte a ridosso del centro storico di Molteno - a breve distanza della piazza principale e a poche centinaia di metri da scuole, municipio e dalla stazione ferroviaria - tuttavia un versante è posizionato sostanzialmente anche lungo la superstrada Milano-Lecco. La perizia inizialmente era di quasi 12 milioni di euro; come è noto, la Manifattura Segalini ha chiuso i battenti definitivamente nel gennaio 2005: fu tra le aziende più importanti del Lecchese e, addirittura, del Comasco per la produzione di tessuti e accessori di alta qualità, esportati principalmente in Inghilterra, Germania, Stati Uniti, Francia, Spagna, Giappone. Raggiunse la sua massima espansione negli anni ’70, poi è finita in concordato preventivo; dopo i primi tentativi di vendita, il commissario giudiziale aveva chiesto il fallimento, in quanto il complesso dei debiti privilegiati ammontava a un valore già allora superiore a quello degli immobili.

La richiesta non fu accolta in quanto la proprietà richiese più tempo. Adesso, a presentare l’esigua offerta che ha tuttavia finalmente sbloccato la situazione è una società lecchese, probabilmente con l’obiettivo della riconferma dell’attività produttiva: impossibile, al momento - mentre sono in corso le procedure definitive - saperne di più, quindi non può essere nemmeno esclusa la riconversione del comparto, con una trasformazione radicale per finalità residenziali.

Il sindaco, Giuseppe Chiarella, ancora all’oscuro dell’esito, ieri sera ha preso bene la notizia: «Vedremo chi è l’acquirente e quali saranno le intenzioni». Lo scorso autunno l’intero complesso era stato messo sul piatto degli investitori per circa 800.000 euro, senza suscitare - neppure così - alcuna offerta. Era già ripetutamente successo, sulla base di ulteriori perizie fatte predisporre giudizialmente. Tra le criticità: l’area è attraversata da due corsi d’acqua minacciosi come il Bevera e il Gandaloglio, non in superficie, bensì intubati e che si innestano uno nell’altro con la costante eventualità di ostruzione e, quindi, di effetto diga e piene di ritorno; questo aspetto, tuttavia, ultimamente è stato superato in quanto la Regione ha appena confermato un finanziamento da 800mila euro ed è in fase di progettazione il by-pass che renderebbe non più indispensabile per gli acquirenti dell’ex Segalini scoperchiare a proprie spese il tombotto, peraltro creando una frattura nella proprietà, con opere idrauliche notevoli (oltre al rischio dei due corsi d’acqua nuovamente a cielo aperto nel bel mezzo).

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