
Cronaca / Lecco città
Sabato 15 Marzo 2025
«RSA, dove le generazioni si incontrano», a Lecco un modello che fa scuola
Lecco
A Lecco, un’iniziativa innovativa sta rivoluzionando il modo di concepire le case di riposo, trasformandole da luoghi di cura per anziani a veri e propri centri di incontro tra generazioni. Il progetto “RSA, dove le generazioni si incontrano”, promosso da sette strutture del territorio, scuole superiori e diverse realtà associative, è stato al centro del convegno “La cura dell’età anziana come opportunità di crescita per tutti”, che ha visto la partecipazione di oltre 350 persone tra operatori sanitari, volontari, studenti e rappresentanti istituzionali.
Le case di riposo si trovano ad affrontare sfide sempre più complesse, come sottolinea Virginio Brivio, presidente provinciale di Uneba: «Le liste d’attesa sono lunghissime e la difficoltà nel reperire personale è sempre più critica. A questo si aggiunge la necessità di garantire sostenibilità economica e migliorare la qualità della vita degli anziani.»
Tuttavia, il progetto non si limita a evidenziare le problematiche, ma propone una nuova visione delle RSA, non più solo come luoghi di assistenza, ma come spazi di vita attiva e di incontro tra generazioni. Antonio Colajanni, direttore sociosanitario di ATS Brianza, sottolinea: «Le RSA non devono essere solo centri di prestazioni sanitarie, ma luoghi di vita dove le generazioni possono incontrarsi, una sorta di famiglia allargata per la comunità.»
Un elemento chiave dell’iniziativa è il coinvolgimento degli studenti delle scuole superiori. Attraverso attività di volontariato e percorsi formativi, i ragazzi non solo offrono il loro supporto agli anziani, ma acquisiscono competenze trasversali e sviluppano una nuova sensibilità verso il tema della cura. Rosaria Bonacina, vicepresidente degli Istituti Airoldi e Muzzi, spiega: «Non si tratta solo di un’idea brillante, ma di un progetto radicato in anni di esperienza. Le RSA sono luoghi di vita, e l’incontro con i giovani le arricchisce profondamente.»
Anche le scuole stanno riconoscendo il valore educativo dell’iniziativa. Anna Panzeri, dirigente scolastico del Bachelet di Oggiono, racconta l’esperienza di alcuni studenti che stanno svolgendo attività artistiche e musicali nella RSA di Civate: «I ragazzi hanno scelto autonomamente di partecipare e stanno scoprendo un mondo nuovo, fatto di relazioni profonde e di storie di vita che arricchiscono il loro percorso di crescita.»
Il progetto è stato accolto con entusiasmo da diversi enti del territorio, tra cui la Fondazione Comunitaria del Lecchese, il cui presidente Maria Grazia Colombo evidenzia il valore sociale dell’iniziativa: «Questo progetto non è solo un’esperienza formativa, ma un’occasione di crescita per tutta la comunità. L’incontro tra giovani e anziani genera bellezza e nuove prospettive.»
L’iniziativa, supervisionata anche dall’Università di Milano Bicocca e sostenuta da esperti del settore, sta già dimostrando la sua efficacia nel contrastare l’ageismo e nel costruire un nuovo modo di intendere la cura. Come spiega la pedagogista Elisabetta Lazzarotto: «Le RSA non devono essere viste con pregiudizio. Dobbiamo cambiare lo sguardo su questi luoghi, facendoli diventare spazi di incontro e crescita reciproca.»
Il convegno ha visto anche l’intervento della professoressa Luigina Mortari, docente all’Università di Verona, che ha offerto una riflessione più profonda sul concetto di cura: «La cura non è solo assistenza medica, ma un modo di essere nel mondo. È un’esperienza di relazione e dono reciproco, che arricchisce tanto chi la riceve quanto chi la offre.» Un punto di vista condiviso anche da Andrea Millul, direttore sanitario degli Istituti Airoldi e Muzzi, che sottolinea come la medicina spesso si concentri solo sul prolungare la vita, senza preoccuparsi abbastanza della sua qualità: «Dobbiamo ripensare la cura come qualcosa che restituisca dignità e benessere agli anziani, e progetti come questo sono fondamentali per raggiungere questo obiettivo.»
L’iniziativa lecchese sta già suscitando interesse a livello nazionale, con l’obiettivo di coinvolgere altre RSA e scuole per ampliare il raggio d’azione. Come afferma Marco Arosio, direttore della RSA Borsieri-Colombo: «Le RSA vogliono cambiare e sono pronte a farlo. Il coinvolgimento dei giovani è una risorsa straordinaria: vedere la gioia negli occhi degli anziani e dei ragazzi che si incontrano è la prova che siamo sulla strada giusta.»
Questo progetto dimostra che, anche in un settore segnato da difficoltà, è possibile costruire modelli virtuosi che uniscono generazioni, migliorano la qualità della vita degli anziani e offrono ai giovani nuove opportunità di crescita.
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