
Cronaca / Lecco città
Venerdì 04 Aprile 2025
Negli ospedali lecchesi mancano specialisti
Il numero di medici specialisti per abitante risulta pesantemente insufficiente, ma la provincia si distingue per un’alta aspettativa di vita e un ottimo sistema di prevenzione. Professor Signorelli: «Puntare sui servizi territoriali»
Lecco
A Lecco si vive meglio e si vive di più. La media parla di 84,4 anni a testa. Più degli altri lombardi e più del resto d’Italia. E si muore di meno. Il tasso di mortalità è inferiore a quello lombardo e del resto del Paese. Muoiono in media 82,8 persone ogni diecimila persone nel lecchese: ovvero 7 persone di meno (ogni diecimila) nella provincia di Lecco. E una persona in meno, rispetto al resto di Lombardia.
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Non è un’opinione, ma un dato scientifico misurato dal rapporto Bes, sul benessere equo e sostenibile. Gli indicatori che descrivono la dimensione salute in provincia di Lecco offrono un quadro del benessere in cui spiccano l’aspettativa di vita e la mortalità che sono, rispettivamente, altissima e bassissima. La speranza di vita alla nascita in generale, infatti, è di 84,4 anni il che è un dato superiore al valore Italia (83,1) di oltre un anno ma è superiore anche al valore regionale (83,9), comunque alto. I dati risultano superiori ai dati nazionali e regionali.
C’è, però, un dato negativo. Ed è quello relativo ai medici specialisti per abitante che risulta pesantemente insufficiente: sono solo 24,6 ogni 10.000 abitanti rispetto ai 32,7 medici specialisti a disposizione degli altri cittadini della Lombardia e ai 34,1 a disposizione dei cittadini del resto del Paese. Anche il dato relativo ai posti letto ospedalieri per abitante non è buono: sono 31,5 ogni 10.000 abitanti a Lecco contro un valore di poco inferiore al dato registrato a livello regionale (33,2) e nazionale (32,7).
Carlo Signorelli, lecchese Doc, è presidente del Nitag, della commissione nazionale vaccini, nonché professore di Medicina Preventiva al San Raffaele di Milano., non è stupito per quanto è emerso da questo rapporto. «Gli indicatori socio sanitari sono tra i migliori di Lombardia e d’Italia e ad averli determinati, per quanto riguarda Lecco, incidono, per me, due elementi: il primo è l’ambiente. E il secondo è la nostra sanità».
In che senso? «Credo che tutti i lecchesi sappiano di vivere in un ambiente migliore dal punto di vista della sua salubrità, rispetto ad altre zone della Lombardia – spiega il professor Signorelli – Da noi c’è, a causa della conformazione montuosa, del lago, dei venti, un’aria più pulita. Si gode di un ambiente di vita con meno fattori di rischio rispetto a Milano, Lodi, e altre città della pianura padana lombarda. In secondo luogo, checchè se ne dica, l’efficienza dei servizi sanitari non solo ospedalieri e la grande adesione a campagne di screening e di vaccinazione sono sempre stati motivi di orgoglio lecchese».
Signorelli fa riferimento ai risultati di assoluta eccellenza in campi come quello dello screening contro il tumore al colon retto, o contro il tumore della mammella. «Queste eccellenze fanno sì - prosegue Signorelli - che il dato sia di sopravvivenza che di incidenza della mortalità per tumore, sia migliore non solo del resto d’Italia ma anche della già sviluppata Lombardia. Siamo una provincia virtuosa, insomma».
Il dato della carenza di medici, però, è più grave che in altre parti d’Italia: «La questione è legata alla carenza di personale sanitario che è più grave in “periferia”: i medici sono pochi e preferiscono andare in grandi città, soprattutto a Milano. E le province soffrono».Le liste d’attesa più lunghe dipendono da questo? Per Signorelli è sicuro: «Certamente. Se non ci sono medici, le liste si allungano. Il sistema è buono, anche se è stato doloroso chiudere i piccoli presidi: abbiamo un signor ospedale con numeri che garantiscono più efficienza».Cosa si può fare per migliorare? Completare gli organici: «Ma ci vorranno anni, Nel frattempo bisogna lavorare per garantire servizi territoriali soprattutto per quelle aree montane più disagiate. L’assistenza territoriale, gli ospedali di comunità, i medici di medicina generale devono essere la risposta».
Inoltre, uno dei principali strumenti per monitorare lo stato di salute della popolazione è il tasso standardizzato di mortalità (dati riferiti al 2021) che è pari a 82,8 persone ogni 10.000 abitanti, un livello notevolmente più basso del dato nazionale (89,9) e di quello regionale (83,5). Anche limitatamente alla fascia degli over 65 anni il tasso standardizzato di mortalità permane decisamente più basso rispetto a quello nazionale (-6,5%) e comunque inferiore anche a quello regionale (-0,6%).
Non solo si muore di meno e più tardi che tanti altri italiani e lombardi. Ma si muore di meno soprattutto per tumore. Il focus sul tasso standardizzato di mortalità per tumore (20-64 anni) evidenzia un dato lievemente positivo per la provincia di Lecco raggiungendo il valore di 7,1 persone ogni 10.000 abitanti, migliore del dato regionale (7,4) e con uno scarto positivo maggiore rispetto al dato nazionale (7,8). Il valore è in linea con il minore tasso di mortalità standardizzato registrato.
Il fatto che si muoia di meno per tumore vuol dire anche che le cure sono efficaci e che i medici ricevono piena fiducia da parte della gran maggioranza dei lecchesi. Infatti il fenomeno dell’emigrazione ospedaliera verso altra regione si conferma essere molto ridotto (2,6%). Tale valore viene influenzato dalla presenza di centri d’eccellenza nel territorio. Si tratta di dati scientifici misurati dal rapporto Bes, sul benessere equo e sostenibile quest’anno alla sua decima edizione, che raggruppa dati del Sistema Statistico Nazionale e sviluppa innovazioni per integrare e utilizzare indicatori provenienti da Istat, Upi, Anci e Regioni e Province Autonome. Insomma, un “database” assolutamente di livello e significativo.
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