
Natalità: Lecco e Sondrio sopra la media nazionale
Lecco e Sondrio, pur con numeri assoluti modesti, si distinguono in un Paese sempre più segnato da un profondo calo delle nascite. Nel 2024 a Lecco si sono registrate circa 2.000 nascite, a Sondrio 1.100
Lecco e Sondrio
Nel 2024, le province di Lecco e Sondrio si sono distinte per indicatori demografici legati alla natalità che mostrano sfumature interessanti rispetto alla media nazionale stimata. In un Paese sempre più segnato da un profondo calo delle nascite, queste due realtà lombarde si rivelano casi da osservare con attenzione.
A Lecco si sono registrate circa 2.000 nascite, con un numero medio di figli per donna pari a 1,22, superiore alla media italiana di 1,16. Anche l’età media al parto, 32,97 anni, si colloca sopra la media nazionale (32,64 anni), confermando la tendenza a posticipare la maternità.
Sondrio presenta un profilo ancora più marcato: circa 1.100 nascite e un tasso di fecondità di 1,27 figli per donna, tra i più alti del Paese. L’età media al parto è leggermente più bassa rispetto a Lecco e alla media nazionale, assestandosi a 32,46 anni.
Questi dati assumono particolare rilevanza se inseriti nel quadro più ampio dell’inverno demografico che l’Italia sta attraversando. Da anni, il Paese registra un costante calo della natalità: nel 2023 sono nati poco più di 379.000 bambini, il dato più basso dall’Unità d’Italia. La soglia di 2 figli per donna, necessaria a garantire il ricambio generazionale, appare oggi molto lontana.
Le conseguenze di questa tendenza sono profonde e sistemiche. Un numero crescente di anziani rispetto ai giovani comporta uno squilibrio nel mercato del lavoro e nella sostenibilità del sistema pensionistico. Inoltre, la riduzione della popolazione in età attiva incide sulla produttività e sulla capacità di innovazione del Paese.
Molte aree interne e montane – come alcune zone di Sondrio – rischiano la desertificazione demografica, con scuole che chiudono, servizi che scompaiono e territori che si svuotano lentamente. Questo rende ancora più rilevante il comportamento riproduttivo relativamente più dinamico osservato in alcune province, che può rappresentare un modello o almeno un segnale di resistenza.
Lecco e Sondrio, pur con numeri assoluti modesti, sembrano in parte sfuggire a questa dinamica generale. Le ragioni potrebbero essere molteplici: una qualità della vita percepita più alta, un miglior equilibrio tra lavoro e famiglia, o un tessuto sociale che supporta maggiormente le giovani coppie.
Questi segnali, sebbene isolati, indicano che invertire la rotta non è impossibile. Ma servono politiche pubbliche strutturate – dal sostegno economico alle famiglie, alla promozione di servizi per l’infanzia, fino a un nuovo approccio culturale alla genitorialità – affinché questi piccoli segnali diventino una tendenza diffusa e duratura.
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