
Cronaca / Lecco città
Giovedì 20 Febbraio 2025
Medici e rianimatori raccontano il Covid: «Una trincea di dolore»
In corsia Paolo Maniglia e i giorni peggiori all’ospedale Manzoni: «Non era solo la quantità di morti, ma la velocità con cui se ne andavano»
Lecco
Paolo Maniglia era uno dei medici anestesisti e rianimatori che, per primo, diffuse le immagini dalla trincea.
Una trincea fatta di dolore, sudore, rabbia, sofferenza. E non gli fa piacere ricordare. Per nulla. Tanto che ha cambiato mestiere. Fa sempre l’anestesista ma per le cure palliative. Toglie il dolore inutile. Forse un contrappasso per quel periodo in cui vide troppo dolore tutto insieme per poterlo sopportare: «Preferisco non rivivere queste esperienze; se devo essere sincero, all’inizio le affrontavo, ma ora preferisco dimenticare».
Effetto burnout
Ha subito anche lui l’effetto burnout di quel periodo: «Ho abbandonato l’anestesia e la rianimazione anche per questo motivo, sebbene già volessi dedicarmi alla terapia del dolore. È stato un incentivo a cambiare, non per rifiuto della mia professione, che mi è sempre piaciuta e continua a piacermi. L’anestesia e la rianimazione sono il lavoro più bello del mondo, ma non riuscivo più a svolgerlo con serenità, sentivo una certa inquietudine. Ho scelto di dedicarmi a qualcosa in cui mi sento più soddisfatto. C’è stata troppa morte in quell’esperienza. Non era solo la quantità, ma la velocità e l’intensità con cui accadevano quelle morti».
Maniglia cerca di far capire quanto sia successo: «Quando sei anestesista rianimatore, lavori sempre nell’urgenza e trovi sempre soluzioni immediate sotto stress. Accetti quando, nonostante tutto, l’inevitabile accade. Ma durante quel periodo mancavano risorse, strutture e posti letto. Le soluzioni dipendevano da fattori esterni e questo creava un senso di impotenza. La sensazione predominante di quel periodo è stata l’incapacità di fare bene il proprio lavoro, perché mancavano gli strumenti necessari».
Tuttavia, bisogna riconoscere che anche dalle esperienze più difficili si può trarre insegnamento. «Il Covid mi ha insegnato che tutto passa e che bisogna tenere duro, sforzarsi e impegnarsi perché le cose si risolvano. Questa consapevolezza mi aiuta tuttora ad affrontare le difficoltà nella mia attuale attività nella terapia del dolore. Mi impegno al massimo, consapevole che, con il tempo, le situazioni miglioreranno».
Ma il Covid è passato dalla testa di Paolo Maniglia? Non del tutto: «L’ho superato solo in parte. Quando ero tutto bardato, nella mia tuta, quando ero ancora un quarantunenne pieno di entusiasmo, me lo ripetevo sempre, come un mantra, per non impazzire: passerà. Questa è l’unica cosa che mi ha aiutato davvero e che mi aiuta anche adesso quando mi trovo ad affrontare determinate difficoltà».
Dopo la pandemia
Paolo Maniglia ha lasciato dal dopo pandemia la terapia intensiva. Ora è direttore di Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Anestesia e Rianimazione–Terapia del Dolore nell’Asst Lecco. Aiuta la gente a eliminare, per quanto possibile, il dolore dalla propria vita di paziente cronico. Alcuni dei suoi pazienti hanno esiti long Covid. Altri hanno storie diversissime. Ma tutti sono uniti dalla consapevolezza che dopo la malattia bisogna sconfiggere anche il dolore. E Paolo Maniglia ha fatto prima l’uno e poi l’altro. In una battaglia che è uno stile di vita. Quello di tantissimi dottori come lui.
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