Medici lecchesi stanchi e scontenti. «Sempre più burocrazia e meno personale»

Sei medici su dieci sono insoddisfatti del loro lavoro, più di uno su due medita di abbandonare la professione. Lo studio è parziale perché condotto solo dal sindacato dei dirigenti sanitari lombardi Anaao Assomed ma comunque evidenzia che, rispetto a pochi anni fa, i camici bianchi in forze negli ospedali lamentano un maggiore carico di lavoro, di stress, più vincoli burocratici e informatici e sempre meno fiducia da parte dei pazienti.

Il campione esaminato e valutato dal dipartimento di Psicologia dell’Università Bicocca per conto del sindacato comprende 1.369 medici, lecchesi compresi, scelti in modo da rappresentare tutti i generi, le fasce d’età e le aree professionali. «Più della metà, il 57% degli intervistati – si legge - hanno lamentato insoddisfazione lavorativa, in particolare per mancanza di una valorizzazione del personale (34%), seguita dalla difficoltà nel mantenimento di un equilibrio tra vita privata e attività professionale (27%) e dagli eccessivi carichi di lavoro (21%). La metà del campione (49%) ritiene che l’immagine pubblica del medico sia cambiata in peggio. Emerge, infatti, un’utenza meno disposta a fidarsi e affidarsi al professionista. Più del 60% dei rispondenti dichiara che l’utenza considera il medico come meno competente (70%) e disponibile sul piano umano (67%) rispetto al passato. La quasi totalità dei rispondenti (93%) teme maggiormente rispetto al passato le conseguenze legali della propria attività professionale e l’85% concorda con il fatto che oggi i professionisti tendono a prescrivere un numero maggiore di accertamenti per timore di inadempienza».

Secondo l’80% dei medici ospedalieri le incombenze burocratiche, in particolare al computer, sono eccessive e per il 95% si riduce così il tempo da dedicare alle attività cliniche, come pure per l’85% la qualità dell’assistenza stessa. Per il 93% del campione la retribuzione non è all’altezza delle responsabilità della professione, per il 61% le aziende ospedaliere non valutano come dovrebbero il loro operato. In sintesi: il 53% degli intervistati medita di abbandonare la professione e il 25,8% ha in animo di lasciare il posto di lavoro entro i prossimi mesi.

Ma cosa ne pensa Pierfranco Ravizza, presidente dell’Omceo (ordine dei medici chirurghi e odontoiatri) della provincia di Lecco? Sostanzialmente registra lo stesso malcontento. Ma i distinguo sono tanti.

«Anaao Assomed è un sindacato dei medici ospedalieri. Si parla di medicina del territorio e generale per molte criticità, ma anche sul versante ospedaliero la vita è diventata difficile. Di sicuro, però, concordo con questo sindacato che la professione è sempre più complicata, che la medicina difensiva è diventata necessità per l’infinità di norme che tutti pensano di poter sfruttare senza però pensare ai doveri di base. E penso anche che la scarsità di personale acuisca i problemi». Ravizza fa un esempio calcistico: «Giocare in 11 contro 11 una partita difficile è dura, ma giocarla in nove contro undici lo è molto di più. Noi ci troviamo in queste condizioni: c’è più lavoro da fare, più burocrazia, c’è meno personale, il che rende il tutto molto più difficile, pesante e, inevitabilmente, anche più frettoloso». Ravizza insiste molto sul concetto di appropriatezza: «Mi sa che oggi come oggi le persone alla qualità prediligano velocità e costo. Preferiamo professionisti seri e ben pagati al momento giusto, o il primo che capita appena pensiamo di averne bisogno? Di cosa ci preoccupiamo? Ho sentito la pubblicità di un pediatra on line tramite app a poco prezzo. E “manda anche le ricette a casa”… Pubblicità fuorviante, perché fa credere che possa sostituire davvero un pediatra in carne e ossa, nella peggiore delle ipotesi mettendoci a rischio di una cattiva assistenza. … Ma ammaliati dalle chimere pubblicitarie si sceglie il “tutto e subito” e a poco prezzo, il che però sostituisce il professionista serio che serve al momento opportuno…è anche questione di educazione dell’utenza. Forse in parte colpa di noi professionisti, ma sempre più ci prendono per quelli che vogliono portare il paziente nel proprio studio a costi alti…».

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