Magistrati, le ragioni del no alla riforma

Lecco

Gremita ieri l’aula del giudice per le indagini preliminari del Tribunale cittadino per il momento di riflessione sulla riforma costituzionale della Giustizia organizzato dalla sottosezione di Lecco dell’Associazione nazionale magistrati in occasione dello sciopero indetto per la giornata di ieri. Magistrati, avvocati e operatori della giustizia non hanno mancato di confrontarsi su una riforma che, per i relatori, ha più il sapore di un tentativo di sottomissione dell’istituto del pubblico ministero al potere esecutivo quanto non di un provvedimento mirato a migliorare la macchina giudiziaria in quanto tale.

A illustrare le ragioni dell’astensione, la presidente della sezione penale del Tribunale Bianca Maria Bianchi, la presidente della sottosezione lecchese dell’Anm Chiara Stoppioni e il segretario Gianluca Piantadosi, a cui si sono poi aggiunti gli interventi del sostituto procuratore Chiara Di Francesco e dei giudici Dario Colsanti e Federica Trovò, oltre che del presidente del Tribunale Marco Tremolada, in un intervento pacatamente vibrante, partito dal suo vissuto personale, di giovane magistrato inquirente passato poi al ruolo di giudice.

È stata la presidente Bianchi a indicare i numeri: è solo lo 0,38% dei magistrati che, nel corso della propria carriera, passa da un ruolo all’altro. «Tenendo conto - ha precisato che tale passaggio è consentito una sola volta nella vita» Con coccarde tricolori sulle toghe, i magistrati lecchesi si sono sostanzialmente schierati contro la riforma che prevede - appunto - la separazione delle carriere e che, dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera, è ora all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato. Le toghe hanno detto no alla distinzione tra pubblici ministeri e magistratura giudicante, ma più in generale a un disegno di legge che non stanzia risorse e non agisce su altre problematiche, come carenze di personale e velocità dei processi, anche alla luce dei malfunzionamenti del sito per il processo penale telematico.

Al dibattito hanno partecipato anche alcuni avvocati, come Paolo Rivetti, Agnese Massaro, Marilena Guglielmana, Alessandra Colombo e Giuseppe Visconti, la cui posizione è risultata in linea con quella dei magistrati.

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