
Cronaca / Lecco città
Mercoledì 05 Febbraio 2025
L’Ospedale Manzoni di Lecco compie
venticinque anni: il 5 febbraio 2000
l’inaugurazione della nuova struttura
Presenti alla giornata inaugurale l’allora ministro alla Sanità Rosy Bindi, il governatore Roberto Formigoni, oltre ai rappresentanti locali al Pirellone e Montecitorio, da Stefano Galli e Giulio Boscagli agli allora “ulivisti” Mauro Guerra e Lamberto Riva. Grandissimo valore aveva avuto anche la presenza del cardinale Carlo Maria Martini. L’attuale d.g. Trivelli: «Ora la sfida sono i posti letto»
Lecco
Il 5 febbraio del 2000 veniva trionfalmente inaugurato a Lecco l’ospedale Manzoni. Il trasferimento da via Ghislanzoni a via dell’Eremo, in discussione da vent’anni, poteva finalmente dirsi cosa fatta. Qualche giorno prima, il 28 gennaio, era stata completata la prima seduta di radioterapia, di fatto il primo reparto operativo nella nuova struttura. Le foto ricordo della giornata parlano di presenze istituzionali di alto profilo, dall’allora ministro alla Sanità Rosy Bindi al governatore Roberto Formigoni, oltre ai rappresentanti locali al Pirellone e Monteci torio, da Ste fano Galli e Giulio Bo scagli agli allora “ulivisti” Mauro Guerra e Lamberto Riva. Grandissimo valore aveva anche la presenza del cardinale Carlo Maria Martini. Dirigente della struttura era allora Roberto Rotasperti.

(Foto di MENEGAZZO)
«La struttura ebbe allora, e ha tuttora, un valore straordinario - sono le parole di Formigoni - servì Lecco di un ospedale moderno per quei tempi, ancora all’avanguardia. Di fatto, è stato il primo degli ospedali inaugurati sotto la mia presidenza, la prima delle opere sanitarie della mia giunta. Ricordo peraltro che la popolazione lecchese dimostrò fin dal primo giorno di apprezzare le sue strutture, l’efficienza dell’amministrazione e la professionalità dei medici. Tutti elementi che resistono ancora oggi. Quella giornata? Intuivo che era l’inizio di una nuova era per Lecco, che era pur sempre la mia città natale. Ne ero orgoglioso, ci fu grande partecipazione all’evento inaugurale. Erano anche anni in cui la politica sapeva generare servizi e infrastrutture per il territorio lecchese: basti pensare, poco tempo prima, anche all’attraversamento, in un contesto in cui la città letteralmente soffocava per il traffico sul lungolago». Un tema, quello delle strutture sanitarie, che di fatto avviò il processo di ristrutturazione della sanità lombarda. «A partire da quel mandato, abbiamo inaugurato il principio di libera scelta: era il cittadino che sceglieva dove farsi curare. Abbiamo poi introdotto nel sistema sanitario pubblico alcuni importanti ospedali privati, rendendo anch’essi gratuiti per i cittadini. Nel prosieguo del tempo, mi piace ricordare che abbiamo poi edificato nel tempo dodici nuovi ospedali e realizzati interventi di restauro e modernizzazione in seicento altri casi».

(Foto di MENEGAZZO)
L’università Parola anche all’ex sindaco Virginio Brivio, allora assessore provinciale. «Avevo seguito con Rotasperti le iniziative di coinvolgimento della città. Ricordo l’idea di portare i quadri in ospedale, ma anche le visite ai cantieri. Il tutto coincise, insomma, con un momento forte di legame con la città, tenuto conto che la struttura aveva inizialmente funzioni più di acuzie mentre laboratori e specialistica erano rimasti in carico all’Asl. Ci fu un grande fermento di eventi culturali, pubblicazioni, convegni legati al tema salute. La stessa inaugurazione graduale nei tempi con il trasferimento dei singoli reparti permise poi di avviare l’operazione contestuale del Comune di destinare l’area di via Ghislanzoni al Politecnico».
Dodici anni di lavori sono stati necessari per realizzare l’ospedale, complici più i ritardi nell’erogazione dei finanziamenti necessari che l’inchiesta per le presunte tangenti, conclusa con la soluzione di tutti i coinvolti. Allora, Lecco guardava con molte aspettative l’ospedale nuovo, struttura all’avanguardia. Oggi il contesto, in primis il calo demografico, ha cambiato il quadro. «Le sfide sono le stesse – dichiara Marco Trivelli, direttore generale dell’Asst Lecco – vale a dire curare bene i cittadini lecchesi e i cittadini residenti in questa provincia. Curare bene vuol dire creare uno spazio di qualità, uno spazio tecnologicamente attrezzato, uno spazio che sia anche accogliente. Al Manzoni dobbiamo poter curare le persone in un modo completo, secondo quella che la medicina di oggi permette di fare e secondo modalità che siano consone alla dignità della persona e alla grandezza del momento della malattia».
All’epoca della sua apertura, con tante aspettative e qualche reparto semivuoto, circolava una battuta, ovvero quella che l’ospedale nuovo di Lecco fosse una Ferrari che girava con motore di una Fiat 500. «Oggi il nostro ospedale è saturo – precisa il direttore generale -, i posti letto sono occupati. Non c’è un problema di attrazione di pazienti da fuori provincia. In venticinque anni la medicina è cambiata. Molte terapie oggi sono gestite in ambito extraospedaliero oppure nel regime ambulatoriale. Il bisogno complessivo di posti letto quindi è cambiato, complice l’andamento demografico, l’invecchiamento della popolazione e per una serie di problemi legati alle copatologie».
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