
Cronaca / Lecco città
Lunedì 24 Febbraio 2025
«Lecco? Una città destinata a invecchiare sempre di più». Parla la demografa
Lecco
Le riflessioni sui dati demografici di Lecco resi pubblici da Palazzo Bovara si concentrano principalmente sulla lieve crescita del numero dei residenti cittadini dovuta soprattutto a coloro che hanno deciso di trasferirsi in città.
I neonati nel 2024 sono stati 315, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. Tuttavia, siamo sempre lontani da una vera propria inversione di marcia; negli ultimi sei anni soltanto nel 2019, nel 2022 e nel 2024 le nascite hanno superato le 300 unità.
L’apporto maggiore alla crescita di residenti sembra quindi arrivare dai nuovi arrivi in città mentre il trend delle nascite rimane ancora sconfortante. Per cercare di interpretare meglio questi dati abbiamo interpellato la Francesca Luppi, ricercatrice e docente di Demografia alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano: «Il trend demografico a Lecco, segnato da un lieve aumento dei residenti grazie agli arrivi da fuori città, è un fenomeno che va interpretato con attenzione e che presenta sia aspetti positivi che criticità potenziali. Da un lato, l’ingresso di nuove persone – in particolare se si tratta di individui giovani e in età lavorativa – porta con sé un rinnovamento del tessuto socio-economico, contribuendo a mantenere vitale il territorio nonostante il calo del tasso di natalità. Questa dinamica può infatti rappresentare una risorsa importante per l’economia locale, stimolando il mercato del lavoro e favorendo una maggiore diversità di idee e competenze».
Il problema delle nascite rimane però evidente, in particolare in relazione al divario con i residenti deceduti (555 nel 2024, una differenza di 240 unità): «Questo persistente declino suggerisce una mancanza di rigenerazione interna che, se non contrastata, potrebbe portare nel medio-lungo termine a un invecchiamento complessivo della popolazione. Solo attraverso un approccio integrato che preveda politiche di sostegno, pianificazione attenta dei servizi pubblici e investimenti nel capitale umano sarà possibile trasformare questa dinamica in una risorsa, evitando così le criticità legate a un progressivo invecchiamento della popolazione».
Uno scenario che comporta delle sfide concrete dal punto di vista politico e sociale. Luppi pone l’accento in particolare sull’adattamento del contesto in funzione della popolazione nei prossimi anni:«In particolare per quanto riguarda la sostenibilità dei sistemi sanitari e previdenziali, nonché la necessità di adattare l’offerta di servizi e infrastrutture alle esigenze di una popolazione che invecchia» spiega Luppi. Prendere atto soltanto dei numeri non basta: occorre entrare maggiormente in profondità, analizzare e comprendere nello specifico in che modo far fronte alle difficoltà di incremento della popolazione, ad oggi divisa in 42.196 italiani e 5.546 stranieri: «È essenziale non limitarsi a considerare il semplice aumento numerico, ma analizzare la composizione per età dei nuovi arrivati e verificare se questi siano in grado di compensare il deficit generato dal calo della natalità. Non solo con un semplice calcolo sul numero di arrivi ma tenendo anche presente il maggior apporto alla natalità che gli stranieri possono apportare. Questo a fronte, ovviamente, di una disponibilità di lavoro (reddito), integrazione efficace, e misure a sostegno della famiglia».
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