Lecco, latino alle medie e più storia: «Poche ore e docenti da formare»

Istruzione Maggiore attenzione al tema dell’occidente e al Novecento Professor Donnanno: «Giusto potenziare la conoscenza dell’italiano»

Lecco

Latino e storia dell’Occidente, ma anche valorizzazione del liceo classico che quasi ovunque è in crisi cronica di iscrizioni, ma non a Lecco dove il Manzoni cresce, e il prossimo settembre potrebbe avere - organici permettendo - tre sezioni in prima e non due come le attuali.

Nei giorni scorsi il ministro Giuseppe Valditara ha pubblicato le nuove indicazioni che prevedono anche un aggiornamento dei programmi di storia. Basta geostoria: la materia torna scissa dalla geografia. Lo sguardo è tutto all’Occidente «perché è fondamentale capire chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare. Dedicheremo due interi anni delle elementari a studiare i greci e i romani e l’impatto del Cristianesimo sul mondo classico», ha puntualizzato Valditara.

Gli egizi, i fenici ed i sumeri si studieranno come civiltà del Mediterraneo in terza elementare, dove si contrae la parte dedicata ai dinosauri e alla preistoria. Verrà raccomandata un’attenzione alla parte più recente della storia: dalla Seconda guerra mondiale alla fine del secolo scorso.

Il programma di terza media dovrà abbracciare un arco temporale che va dalla prima guerra mondiale fino all’esperienza politica dell’Italia repubblicana dalla Costituzione alle inchieste di Mani pulite.

Tra le novità più discusse della riforma dei programmi scolastici c’è il ritorno del latino alle medie a partire dalla classe seconda. L’insegnamento, anche se non sarà obbligatorio ma facoltativo, punta a «comunicare e rafforzare la consapevolezza della relazione storica che lega la lingua italiana a quella latina e a rendere evidente come il latino costituisca un’eredità condivisa e un elemento di continuità tra le diverse culture europee», si legge nel documento.

Il tutto da settembre 2026 così da permettere alle case editrici di rivedere i libri di testo.

«Se introdurre il latino significa voler offrire un potenziamento di conoscenze e un modo per potenziare la lingua italiana sono d’accordo - sottolinea Michele Donnanno, docente di storia e filosofia al classico Manzoni -. Dobbiamo però chiederci come si potrà arrivare a realizzare questo obiettivo, non dimentichiamo che ci sono molti ragazzi stranieri che già hanno difficoltà con l’italiano e non dimentichiamo neppure che molti degli attuali insegnanti non hanno studiato latino. Sono consapevole dell’importanza del migliorare lo studio della nostra lingua italiana, ma non sono così certo che il latino sia lo strumento giusto».

Per quanto riguarda la revisione del programma di storia che ora punterà all’Occidente «mi chiedo con quali criteri verrà rivisto il programma perché già le ore sono poche - prosegue Donnanno -, l’epoca per così dire moderna va studiata perché ci riguarda, ma non si può tralasciare troppo del passato. Inoltre le relazioni internazionali sono un tema di rilievo. Nei programmi ministeriali andranno chiariti nel dettaglio i criteri di selezione del programma».

La revisione dei testi di studio non sarà semplice, ma già a settembre del 2026 sui banchi ci saranno i nuovi libri.

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