
Cronaca / Lecco città
Martedì 01 Aprile 2025
Inchiesta Karpanthos, assolto Beniamino Bianco
Assolto perché il fatto non sussiste l’ex dipendente di Silea accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito dell’inchiesta Karpanthos, promossa dalla Procura Distrettuale di Catanzaro a partire dal 2018
Lecco
Assolto perché il fatto non sussiste. Questa la sentenza emessa dal gup di Catanzaro Mario Santoemma nei confronti di Beniamino Bianco, ex dipendente di Silea accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito dell’inchiesta Karpanthos, promossa dalla Procura Distrettuale di Catanzaro a partire dal 2018.
L’indagine aveva permesso di documentare l’esistenza della cosca di ‘ndrangheta “Carpino” di Petronà, coinvolta negli anni duemila in una sanguinosa faida, nella provincia catanzarese e con ramificazioni in Liguria e Lombardia.
La sentenza di assoluzione di Bianco, pronunciata il 26 marzo al termine di un procedimento con rito abbreviato, arriva a cinque mesi di distanza dalla richiesta della Procura Calabrese che aveva chiesto una condanna a otto anni.
Per Beniamino Bianco l’accusa era di per essersi adoperato a favore degli associati della cosca Carpino e del gruppo dei Cervesi procurando a diversi di loro un’assunzione in Silea. Accusa totalmente smontata dalla sentenza del gup di Catanzaro.
L’avvocato difensore di Bianco, Renato Papaleo spiega: “Alla luce delle argomentazioni difensive e della documentazione depositata dalla difesa, il Gup ha deciso di stralciare subito (ndr l’unico per cui è stata presa questa decisione) la posizione del mio assistito e di ritirarsi subito per la decisione. Bianco è stato assolto da ogni imputazione perché il fatto non sussiste”.
Già il gip aveva rigettato la richiesta di misura cautelare in carcere presentata dalla Procura, durante la fase dell’indagine, ritenendo non sussistere sufficienti indizi di colpevolezza a carico del Bianco.
Peraltro, la recente sentenza di assoluzione fa seguito alla decisione che era già stata assunta dal Tribunale di Milano, Sezione Autonoma Misure di Prevenzione, in data 27 febbraio 2024: “Il tribunale – continua l’avvocato Papaleo - aveva integralmente rigettato la richiesta della Questura di Lecco di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per tre anni tre. Richiesta presentata sulla base, sostanzialmente, degli stessi presunti indizi di colpevolezza contenuti nel capo di imputazione del processo di Catanzaro. Anche in questo caso il Tribunale aveva ritenuto del tutto irragionevoli ed infondate le contestazioni e gli indizi di colpevolezza esposti”.
L’avvocato Papaleo spiega quanto vissuto dal proprio assistito in questi mesi: “Bianco è stato oggetto di una gogna mediatica di inaudita gravità, con tutte le ripercussioni che tali informazioni, spesso anche non corrette e non complete, hanno causato su di lui e sulla sua famiglia, a partire dalla perdita del posto di lavoro presso Silea spa e presso la successiva società per cui lavorava”.
Il processo Karpanthos proseguirà per gli altri imputati, fra cui diversi lecchesi, con calendarizzazione già fissata, fino al prossimo autunno. La Procura calabrese ha infatti chiesto dodici anni di condanna per Claudio Gentile, otto per Giuseppina Trovato, quattro per Danilo Monti. Claudio Gentile è stato considerato dagli inquirenti un soggetto parte del gruppo criminale di Cerva, contiguo a quello dei Carpino di Petronà che si muoveva costantemente tra la Provincia di Lecco e Calabria, con lo scopo di incontrare i sodali del gruppo di Cerva. Inoltre si occupava del sostentamento economico di Giuseppina Trovato durante la detenzione carceraria del suo compagno dell’epoca, Monti.
Gli inquirenti sostengono inoltre che sia stata proprio la galbiatese, nipote del super boss Franco Coco Trovato a fare pressioni affinché il suo ex compagno, con cui ha avuto una figlia, non diventasse un collaboratore di giustizia. E attraverso dei pizzini, che scriveva su fazzoletti di carta, veicolava i messaggi di Danilo Monti fuori dal carcere. Per la donna era scattati i domiciliari.
Risultano nati a Lecco, anche se residenti in Calabria anche altri tre imputati: Luca Costantino, 49 anni di Cerva (richiesta di condanna a 10 anni e 8 mesi), Giuseppe Rocca, 61 anni di Petronà (chiesti 20 anni - la pena più alta, ritenuto essere membro di un’organizzazione dedita al narcotraffico che agiva in collaborazione con i Carpino) e Lidio Elia, 40 anni di Cerva (chiesti 18 anni). Questi ultimi due sono accusati di essere membri dell’associazione criminale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA