Il fenomeno e l’artista: Baby Gang visto insieme a 15mila fans al Forum di Assago

C’è un cantante calolziese che sabato sera ha riempito il forum di Assago. Si chiama Zaccaria Mouhib, si fa chiamare Baby Gang ed è l’artista lecchese più ascoltato del sempre: con più di 8,2 milioni di ascoltatori mensili è stato il rapper italiano più ascoltato su Spotify.

Un fenomeno complesso e controverso, indubbiamente, ma che non può essere ignorato.

Ed è anche per questo che sabato sera, mi sono mimetizzato (si fa per dire) tra i 15.000 ragazzini che hanno invaso l’Unipol Arena.

I testi delle canzoni sono un pugno nello stomaco.

La povertà (“sono nato in mezzo al degrado / un bimbo depresso cresciuto un po’ presto solo // Il padre al fresco e il figlio lo stesso/ Sono nato dove mi spari o ti sparo //Sono nato in mezzo agli ostacoli, cose che non ti immagini”); la fuga da casa e le notti passate in strada (“Da bambino te lo giuro dormivo sui treni / Mentre mamma mi chiamava, mi diceva, “Vieni” / Ero dentro un vagone con cinque stranieri / A te svegliava mamma, a me invece i carabinieri”); le case-famiglia e le forze dell’ordine (“in casa famiglia a 10 anni ti sembra normale? / Sono nato con le manette e una condanna”); il dolore che diventa rabbia, la rabbia che diventa violenza.

Sullo sfondo c’è sempre Lecco, Calolzio e il ghetto delle case popolari.

Quello lanciato è grido incazzato, arrabbiato, strafottente. Così fastidioso da far venire il magone.

Ma questa volta c’è spazio anche per altro. Il palco di Assago è stato un altare per la celebrazione della rivalsa. Dalle Gescal di Calolzio all’Olimpo del forum a 23 anni: il primo artista lecchese ad aver raggiunto questo traguardo.

Sul palco una processione di big, artisti abituati a riempire stadi (oltre che il teatro Ariston) e “intasare” le classifiche: Fibra, Ghali, Geolier, Lazza, Emma, Rocco Hunt, Sfera, Emis Killa, Tedua.

Ognuno a portare la sua benedizione: “Da oggi, sei ufficialmente uno di noi”.

Sotto al palco 15.000 adolescenti con gli occhi lucidi: uno spettacolo nello spettacolo, a ricordarci quanto è bello emozionarsi.

Un pubblico under 18, moltissimi giovani di seconda o terza generazione, in larga maggioranza ragazze. Nell’aria, quella indescrivibile frenesia della festa attesa, immaginata e ora vissuta.

Nessun disordine, nessuna rissa, nessun presidio particolare delle forze dell’ordine se non la canonica presenza agli ingressi che accompagna qualsiasi grande concerto.

Sugli spalti non mancavano i ragazzi della comunità Kayros di don Claudio Burgio - dove anche Zaccaria Mouhib è stato ospite - con lo striscione “Non esistono ragazzi cattivi”.

E’ l’altra faccia della medaglia del fenomeno Baby Gang: la violenza (troppe volte esibita), le condanne, il carcere, i reati.

Lasciarsi alle spalle tutto questo, è il regalo più bello che Baby Gang può fare al suo talento (oltre che al “suo popolo” che lo venera).

E se è vero che un ritornello orecchiabile non può ripulire una fedina penale, è anche vero il contrario: Baby Gang ha il diritto di essere considerato – anche – per l’artista che è.

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