Aggressioni in corsia: a Lecco nel 2024 ben 112 episodi

Lecco

Il 12 marzo è una data importante per chi lavora in ambito sanitario. Si celebra infatti la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari, un momento per richiamare l’attenzione su un fenomeno preoccupante e purtroppo in costante crescita. Anche a Lecco la situazione desta allarme, come dimostrano i numeri in continuo aumento.

Nel 2024, gli episodi di aggressione registrati all’Asst Lecco sono stati 112, segnando un’impennata rispetto agli 87 del 2023 e ai 56 del 2022. Si tratta di un dato allarmante, che mostra quanto il personale sanitario sia sempre più esposto a situazioni di tensione e pericolo. Nella maggior parte dei casi, le aggressioni sono di tipo verbale: ben 84 episodi riguardano minacce, insulti e atteggiamenti intimidatori. Tuttavia, l’elemento più preoccupante riguarda le 28 aggressioni fisiche registrate nel corso dell’anno, con episodi che mettono a rischio l’incolumità di chi ogni giorno si prende cura dei pazienti.

A Lecco, così come nel resto d’Italia, il Pronto Soccorso si conferma l’area più critica. Nel 2024, gli episodi di violenza registrati in questo contesto sono stati 45, quasi il doppio rispetto ai 26 del 2023. La combinazione tra tempi di attesa lunghi, emergenze continue e ansia dei pazienti e dei loro familiari spesso sfocia in momenti di tensione che degenerano in atteggiamenti aggressivi. Ma il problema non si limita al Pronto Soccorso. Anche nei reparti di degenza ospedaliera sono stati registrati numerosi episodi di violenza, con 40 segnalazioni nel 2024. Qui, il prolungarsi della degenza, le difficoltà legate alla malattia e la stanchezza dei pazienti e dei loro parenti contribuiscono a creare situazioni di conflitto. La situazione è preoccupante anche nelle strutture sanitarie territoriali, dove si sono verificati 18 episodi di aggressione. In alcuni casi, la violenza si è spinta oltre i confini delle strutture ospedaliere, con aggressioni avvenute all’esterno delle cliniche o nei pressi delle abitazioni dei pazienti.

Analizzando i dati, emerge che nella maggior parte dei casi le aggressioni sono commesse dagli stessi pazienti, con 74 episodi segnalati. Tuttavia, il personale sanitario subisce atti di violenza anche da parte dei familiari dei pazienti, responsabili di 34 aggressioni nel 2024. Spesso si tratta di persone esasperate dall’attesa o dallo stato di salute del proprio caro, che sfogano la loro frustrazione sugli operatori sanitari. In altri quattro casi, gli episodi hanno visto protagonisti estranei o persone esterne al contesto ospedaliero.

Le ragioni alla base di queste aggressioni sono molteplici. Una delle principali è il malessere o la patologia del paziente, che in alcuni casi può generare stati di agitazione e comportamenti aggressivi. Un altro fattore è la delusione per aspettative disattese, che si verifica quando le cure non portano ai risultati sperati o i tempi di attesa sono più lunghi del previsto. Infine, un elemento sempre più diffuso è la sfiducia nei confronti del personale sanitario, spesso alimentata da disinformazione o dalla difficoltà di comprendere i protocolli medici e le scelte terapeutiche.

Per far fronte a questa emergenza, Asst ha deciso di adottare misure concrete per proteggere il proprio personale. È stato istituito il Gruppo operativo per la prevenzione e gestione del rischio aggressione a operatore, un team di lavoro specializzato che ha il compito di monitorare e analizzare i dati sulle aggressioni, aggiornare il Piano per la prevenzione degli atti di violenza sugli operatori sanitari e migliorare le procedure di segnalazione degli episodi di violenza. Uno degli obiettivi principali è garantire un supporto immediato, anche psicologico, agli operatori che subiscono aggressioni. Accanto a queste misure, sono state avviate campagne informative per sensibilizzare pazienti e familiari sull’importanza del rispetto verso chi lavora in ambito sanitario. Inoltre, sono stati attivati percorsi di formazione specifici per aiutare il personale a gestire le situazioni di tensione prima che possano degenerare in episodi di violenza.

La crescita degli episodi di violenza nei confronti degli operatori sanitari non è solo un problema di sicurezza sul lavoro, ma riguarda l’intera comunità. Un sistema sanitario efficiente non può funzionare se chi ne fa parte lavora in un clima di paura e insicurezza. Per questo motivo, il 12 marzo deve essere più di una semplice ricorrenza: è un’occasione per fermarsi a riflettere su quanto sia importante costruire una cultura del rispetto, in cui chi si prende cura dei pazienti non debba temere per la propria incolumità.

Dietro ogni operatore sanitario c’è una persona: ogni persona ha il diritto di lavorare in un ambiente sicuro.

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