Affitti a Lecco: serve il 25% del salario

Immobiliare Il canone di locazione richiesto in città e nel resto della provincia continua ad aumentare Bandini (Anaci): «Si può arrivare a spendere anche il 40%». Magni (Solo Affitti): «Meno case sul mercato»

Lecco

Continua a pesare sugli stipendi dei lecchesi la voce di costo “casa”.

Secondo un’analisi condotta da Idealista.it, portale immobiliare leader per sviluppo tecnologico in Italia, sui dati del quarto trimestre 2024, l’impegno economico per affittare una casa a Lecco è aumentato nell’ultimo anno, passando dal 24 al 25% del reddito familiare. Al contrario, lo sforzo richiesto per l’acquisto è diminuito, scendendo dal 23% al 20%, con una variazione di vendite del -3%.

La ricerca evidenzia che in ben 17 province italiane, il canone di affitto supera il 30% delle entrate familiari, un dato che suggerisce una crescente difficoltà per le famiglie nell’affrontare il mercato degli affitti.

Quanto ai dati lecchesi, non è del tutto d’accordo, però, Marco Bandini, presidente di Anaci (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari) di Lecco che, insieme ai “suoi” consiglieri e dal proprio “osservatorio privilegiato”, ha riscontrato che, in provincia di Lecco, tanto i mutui quanto gli affitti pesano, rispetto a uno stipendio medio, dal 35% al 40%, un dato quindi più alto di quello emerso dalle ricerche di Idealista.it.

«Con il consiglio, abbiamo fatto una media ponderata – spiega Bandini – ed è quello che è emerso dal nostro studio, sulla base dei dati a nostra disposizione, relativi agli immobili del Lecchese. Del resto, è innegabile che gli affitti siano aumentati di molto; si fa davvero fatica a trovare un appartamento, in città e in provincia, e – dall’altro lato – gli stipendi non sono aumentati in proporzione all’aumento del costo della vita e della voce casa. Stiamo parlando delle nostre realtà, ovviamente, ossia Lecco e provincia, ed è questo ciò che ne vien fuori», chiosa Bandini, operando una rilettura locale della statistica diffusa da Idealista.it, secondo cui, a livello nazionale, l’impegno economico per affittare una casa è aumentato significativamente, dal 2023 al 2024, passando dal 26 al 30% del reddito familiare.

Invece, lo sforzo richiesto per l’acquisto è diminuito, scendendo al 18%.

Secondo Massimo Magni, imprenditore lecchese e titolare dell’azienda Solo Affitti Lecco, «il mercato immobiliare non si riduce a numeri e percentuali, ma riflette una trasformazione profonda nelle scelte di vita e nei valori della società contemporanea». Cambi con effetti concreti sul mercato: «Negli ultimi anni – sottolinea - abbiamo assistito a un cambiamento culturale: l’affitto, tradizionalmente visto in Italia come una “perdita di denaro”, sta acquisendo nuove valenze. Le coppie, ad esempio, preferiscono oggi convivere e sperimentare la vita insieme prima di impegnarsi in scelte definitive, e la crescente mobilità lavorativa spinge molti a optare per soluzioni abitative che garantiscano flessibilità e rispondano a esigenze temporanee».

C’è poi l’effetto turistico: «Parallelamente – prosegue Magni - numerosi proprietari, per timori legati a una scarsa tutela o per la possibilità di ottenere maggiori guadagni dagli affitti brevi, tendono a ritirare i loro immobili dal mercato tradizionale, restringendo l’offerta e accentuando la pressione sui canoni. Alla luce di queste considerazioni, ritengo che i due parametri non possano essere paragonati tra loro: l’analisi puramente numerica nasconde infatti dinamiche molto diverse e complesse, in cui le scelte culturali e le esigenze contemporanee giocano un ruolo determinante».

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