
Cronaca / Circondario
Martedì 04 Febbraio 2025
Violenza a Calolziocorte, il sindaco: «Serve un presidio fisso delle forze dell’ordine, i cittadini hanno paura»
Calolziocorte
L’uomo ferito nel violento accoltellamento scoppiato lunedì pomeriggio tra quattro persone, è stato dimesso. Questa mattina il giovane di 34 anni di origini turche, che aveva riportato una brutta ferita da taglio a una coscia, ha potuto lasciare l’ospedale di Lecco dove era stato portato in codice rosso. E mentre le indagini sui fatti avvenuti in via Guglielmo Marconi proseguono, il dibattito in città si fa acceso.
In prima linea c’è il sindaco Marco Ghezzi, furente e allo stesso tempo preoccupato per l’escalation di violenza che sta colpendo la città che amministra. Pochi giorni prima dei fatti di via Marconi, forse una faida tra commercianti di origini turche, per questioni di concorrenza, c’era stata una brutale aggressione in stazione ai danni di un uomo preso a bottigliate da quattro nordafricani.
Ghezzi non commenta quanto accaduto in via Marconi, ma estende il discorso a una situazione che ha origini lontane.
«C’è una parte di immigrazione che non ha intenzione di integrarsi o di fare proprie le regole di vita sociale e civile del nostro paese – commenta il primo cittadino - Anzi, risolve i problemi tirando fuori coltelli e usando la violenza, c’è chi rifiuta ogni percorso di inserimento e preferisce delinquere perché guadagna di più. Una parte minoritaria per fortuna, che nulla ha a che vedere con chi ha scelto di vivere, studiare e lavorare qui, ma una parte che è in continua crescita e sta provocando situazioni di disagio e paura in città».
La popolazione ha paura, la politica si interroga e cerca soluzioni.
In questi giorni prenderemo contatti con la Prefettura e il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ma da tempo abbiamo avviato anche un altro percorso politico. Abbiamo portato all’attenzione del Ministero degli Interni il caso Calolziocorte per chiedere un focus proprio sulla situazione che si registra in città».
«Ripeto, per una parte in crescita di immigrati l’integrazione non sta funzionando. Rifiutano ogni percorso verso la legalità, un lavoro onesto e ogni proposta del nostro sistema dei Servizi sociali. Un sistema che sta facendo enorme fatica per questa e mille altre situazioni come anziani, minori da inserire in strutture per cui non ci sono famigliari presenti o che possano pagare. Siamo in difficoltà per la quantità di situazioni e per le risorse. Basta dire che ogni anno la spesa che supera il milione e mezzo, aumenta costantemente di 250 mila euro».
Difficile dire cosa si possa fare in concreto e nell’immediatezza per risolvere i problemi, ma Ghezzi ha le idee chiare: «Spacci e assembramenti pericolosi si verificano in diversi punti del territorio, ma sappiamo tutti che le criticità maggiori si concentrano alle case Aler, dove esponenti della nuova immigrazione vogliono sopraffare tutti gli altri, la stazione ferroviaria e il parcheggio sotto la stazione, vicino al discount. Ad ogni incontro in Prefettura ho chiesto che si organizzassero non azioni spot, ma veri e propri presidi fissi per tempi determinati che possano scoraggiare violenza, prepotenza, spaccio e degrado perché ci sono persone che non solo non escono più di casa, ma a volte non aprono più nemmeno le finestre perché vivono vicino a queste zone e hanno paura.
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