
Lecco
Era una distanza prima di tutto fisica quella tra i comitati dei cittadini di Chiuso e Calolziocorte e i massimi dirigenti di Anas e Regione, seduti agli angoli opposti del tavolo durante l’audizione di giovedì alla commissione infrastrutture del consiglio regionale sul futuro della Lecco - Bergamo. Trovare un punto di incontro è, ad oggi, impossibile.
«Regione rifiuta ogni ipotesi di revisione del tracciato del lotto Vercurago. – ha ribadito l’assessore regionale alle infrastrutture Claudia Terzi al termine della riunione – Dovremmo dire a Simico di proseguire nello sviluppo del progetto di fattibilità tecnico – economica, che dev’essere completato entro l’autunno, e nel contempo studiare altre alternative? Non prendiamoci in giro, significherebbe bloccare l’iter. La soluzione su cui si sta lavorando è stata condivisa da tutti».
Il riferimento è alla conferenza dei servizi dell’autunno 2023 in cui tutti gli enti locali scelsero la prima delle tre soluzioni proposte da Anas come base per la successiva progettazione del tunnel tra Chiuso e Calolziocorte. La tesi di chi promuove la prosecuzione dell’opera, ovvero Regione con l’assessore Terzi e il sottosegretario Mauro Piazza assieme alla Provincia di Lecco, è che la discussione sia stata fatta in quell’occasione.
«Le valutazioni sulle tre alternative – ha aggiunto Terzi– non sono state fatte a cuore leggero. Abbiamo svolto diversi incontri e approfondimenti. Siamo andati a censire ogni singolo immobile interessato dal cantiere».
L’altro pilastro su cui poggia la posizione di Regione sono i giochi olimpici. «L’iter di quest’opera – ha ricordato l’assessore – può andare avanti solo perché è un’opera olimpica. Normalmente l’iter amministrativo parte solo dopo che è stato trovato il finanziamento. È il motivo per cui le opere si impiantano. Il fatto che sia un’opera olimpica permette anche di accorciare la fase delle autorizzazioni. Eventuali ragionamenti diversi vorrebbero dire bloccare l’opera e farla uscire dalle opere olimpiche. Significherebbe rimandare la discussione di anni».
Secondo Terzi e il sottosegretario Piazza, trovare i 90 milioni ancora mancanti per finanziare la spesa, pari nel complesso a 253 milioni secondo le stime attuali, non sarà difficile proprio perché si tratta di un’opera olimpica. Tuttavia, la tesi dell’”occasione imperdibile” non ha convinto il consigliere regionale del Pd Gian Mario Fragomeli e il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni, tra i più decisi nello schierarsi a favore della richiesta dei comitati di rivedere il tracciato.
«Si possono perdere anche tre mesi – ha commentato Fragomeli a margine della riunione - per un incarico ad Anas che dia una fattibilità chiara e una stima del costo di una progettualità alternativa. Non intendiamo certo lasciarci sfuggire i fondi delle Olimpiadi diciamo solo che c’è la possibilità di fare un approfondimento ed eventualmente approvare un progetto definitivo l’anno prossimo per prevedere un percorso che non sventri il centro di Calolziocorte. È chiaro che se questo fosse particolarmente oneroso o allungasse di molto i tempi, manterremo l’opera così com’è».
Di diverso tenore la presa di posizione di Giacomo Zamperini, promotore dell’audizione assieme a Fragomeli. «Potremmo sfruttare la disponibilità di Camera di Commercio Como – Lecco – ha sottolineato il consigliere regionale di Fratelli d’Italia – per sviluppare uno studio su un’alternativa anche se temo che non ci siano alternative sostenibili. Oggi tuttavia usciamo con una certezza in più: l’opera è fattibile, non ci saranno intoppi».
«In tutte le relazioni di Anas c’è scritto che servono approfondimenti». Durante il suo intervento in audizione Paolo Cola, referente del comitato “Insieme per la Lecco – Bergamo”, si è rivolto non solo ai politici presenti ma anche ai tecnici, a partire dall’ingegner Nicola Prisco, capo dipartimento di quella Anas che, come ricordato dallo stesso Cola, nella conferenza dei servizi dell’autunno 2023 aveva dichiarato di preferire la terza alternativa e non la prima per il tunnel tra Chiuso e Calolziocorte.
«La soluzione uno – ha ricordato Cola – prevede lo stesso tracciato del progetto sviluppato dieci anni fa dalla Provincia ma una tecnica di scavo diversa, ovvero il consolidamento dall’alto. Nel tratto di Calolziocorte si andrà a lavorare in una zona dove i materiali sono disciolti, rischiando di farli sciogliere ancora di più. È una dinamica complicata da gestire ma Anas lo sa».
L’osservazione di Simico secondo cui con questo metodo di scavo si riescono a controllare meglio eventuali problemi geologici non ha rassicurato in alcun modo i cittadini. «L’utilizzo di questa tecnica – ha aggiunto Cola – richiederà l’abbattimento di nove edifici e provocherà danni di diversa gravità a decine di altri immobili. C’è il rischio di ricorsi e gli indennizzi potrebbero non essere sufficienti».
Altre criticità derivano dal tracciato. «La galleria – ha aggiunto Cola – porterà tutto il traffico in via Padri Serviti, uscendo su una rotonda di otto metri non ampliabile. In quella zona ci sono il monastero del Lavello, l’area mercato, il cimitero, l’asilo nido e l’istituto Rota da cui all’una escono 2mila studenti. Ci sono rischi per la sicurezza dei pedoni. Inoltre, il tracciato passa due volte sotto la ferrovia e taglia le falde acquifere, mettendo a rischio l’efficienza dei pozzi potabili che alimentano Vercurago e Calolziocorte».
Questi aspetti, ricordano i cittadini, erano stati evidenziati anche dal parere redatto dai tecnici del Comune di Calolziocorte nell’ottobre 2023. «L’ultima analisi di traffico della Provincia – ha proseguito il referente del comitato – è del 2007 e parla di 22mila veicoli al giorno. I dati raccolti tramite i dispositivi di lettura targhe dal Comune di Vercurago descrivono un flusso veicolare pari oggi a 30mila veicoli al giorno, di cui 5 mila mezzi pesanti. Non c’è uno studio di traffico aggiornato così come non sono stati analizzati gli impatti sulla popolazione e sull’ambiente di un cantiere che dovrebbe durare 5 anni e prevede limitazioni al traffico su sette diverse strade».
Simico ha garantito che queste analisi verranno effettuate nei prossimi mesi. La richiesta dei cittadini, per ora inascoltata, è chiara: valutare una soluzione alternativa che passi a monte e, unificando primo e secondo lotto, porti il traffico da Chiuso fino al ponte Cesare Cantù. «Lo scavo realizzato a Calolziocorte dall’impresa che aveva iniziato a costruire l’opera – ha concluso Cola – è pieno d’acqua da dieci anni. Quell’uscita è sotto il livello dell’Adda. Quanto costerà la manutenzione?».
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