
Lecco
C’è una speranza in più per questo Lecco. Dopo Enrico Di Gesù e Flavio Di Dio in campo, sugli spalti c’è anche e soprattutto Padre Luca. Ma a differenza dei primi due, che di religioso non hanno nulla (se non eventualmente la loro fede personale), Padre Luca Savoldelli, è viceparroco della parrocchia di San Francesco e “Ultras” del Lecco. Certo, quando partono certi cori che rappresentano in maniera troppo colorata, e blasfema, la lecchesità, lui si tura le orecchie. Ma per il resto è solidale con la curva del Lecco. E tifa per la salvezza della squadra. Anzi, ci crede proprio. Naturalmente era a Renate per tifare Lecco in mezzo ai 474 della Curva Nord in trasferta. Ed è allo stadio ogni volta che può. Forse mister Valente, ora, può stare più tranquillo. Le preghiere per i blucelesti non mancheranno.
«Ho fatto vari anni in Curva dell’Inter prima di entrare in convento, undici anni fa – spiega Padre Luca, classe 1990 - . Sono cresciuto in quell’ambiente. Per quello quando riesco a conciliare il ministero sacerdotale con la mia seconda fede, non manco a una partita. Non è nelle mie corde andare in tribuna, diciamo così. Per me è l’approccio più naturale andare in Curva. Oltre al risultato, lì c’è di più. La socialità che si crea e il rapporto diretto, spontaneo, che si crea tra tifosi, è molto bello. Poi chiaramente sabato prossimo sono impegnato al centro missionario perché sto preparando la missione in Africa della mia parrocchia con un altro frate. Andremo in Camerun e facciamo due incontri mensili con gli altri frati cappuccini lombardi».
Padre Luca Savoldelli è di Rovetta, paese dopo Clusone, val Seriana. Ma non è atalantino: «Il calcio è una fede che si trasmette e come tutte le fedi, non è una scelta che uno a un certo punto può cambiare a tavolino. La si riceve e la si accoglie. Mio padre era interista e diceva sempre “Se volete mangiare in questa casa”... Ma è stato bellissimo vivere quel periodo interista. Da quando avevo 14 anni e l’Inter, pre-calciopoli, non andava molto bene, ho fatto molta penitenza... Prima ancora di conoscere la vita di San Francesco».
In Curva però ci sono anche eccessi verbali, anche a sfondo religioso: «Non fa piacere sentire le bestemmie. Vanno evitate. Non portano a nulla. Non danno calore. Non esprimono la bellezza del tifo, ricordando anche che il calcio spesso si gioca all’ombra del campanile e se uno pensa al Celtic di Glasgow ci si deve rifare a quei preti che l’hanno fondato, per motivi sociali di inclusività. Benedetto XVI fece molti interventi sul calcio e disse che tifo e fede hanno dei parallelismi. La fede calcistica porta a una gioia che non è individuale: tutti gioiamo di una gioia comune, collettiva. Ci sono io che sono un frate, ci sono gli studenti, molti parrocchiani di San Francesco, in Curva sono rappresentate ogni età e ogni ceto. Il calcio unisce e livella le differenze sociali. E ci rende tutti partecipi della stessa passione».
Parliamo di calcio. Il Lecco si salverà? Padre Luca commenta così: «Non so se si può parlare di un solo Lecco. C’è stato il Lecco di Baldini e della vecchia guardia, poi quello di Volpe, e ora quello di Valente. Se l’Inter è pazza, il Lecco è folle. E non vincere in trasferta per un anno è difficile da spiegare. Ma io continuo a crederci. E mi si riaccenderà ancora la voglia di vederlo, sperando si salvi, anche se sono rimasto anche io deluso dalla sconfitta di Renate. Io allo stadio vado in borghese, non con il saio, ma la sciarpa è sempre al collo e me la tengo stretta». E i giocatori Di Dio e Di Gesù? «Con questi due acquisti ho sperato. Prima c’era Di Gesù e poi Di Dio. È come se il Lecco mirasse sempre più in alto per riuscire a salvarsi. Speriamo...».
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