
Faber
Venerdì 04 Aprile 2025
Competenze e formazione per far crescere il turismo
Manuela de Carlo (Università Iulm) evidenzia le sfide e le opportunità lavorative in un settore ad alto potenziale: «L’impatto delle tecnologie e la sostenibilità aumentano ulteriormente la domanda di professionalità specifiche»

Secondo Unioncamere, per il quinquennio 2024-2028 nel turismo si stima un fabbisogno occupazionale fra le 619.700 e le 712.500 persone, circa il 18% del fabbisogno complessivo. Di come il mercato saprà rispondere parliamo con Manuela de Carlo, professore ordinario di Economia Aziendale in Università Iulm e direttore del dipartimento di Business, Diritto, Economia e Consumi “Carlo A. Ricciardi” nella facoltà di Arti, Moda e Turismo.
Professoressa, il settore ha un fabbisogno importante di addetti ma non li trova. Come se ne esce?
Quella del turismo è un’industria molto diversificata, che include tanti settori con caratteristiche profondamente diverse fra hospitality, trasporti, dei tour operator, della distribuzione inclusa quella online, degli eventi e dell’entertainment. C’è un fabbisogno che oltre ad essere importante nei volumi è estremamente articolato in senso qualitativo e delle competenze dei profili ricercati. Inoltre, tale complessità molto acuita dalle grandi trasformazioni che il settore sta vivendo, primo fra tutti l’impatto delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale, ma anche da alcune istanze molto forti legate al tema della sostenibilità. Quello del turismo è un settore che ha bisogno di competenze variegate e anche molto tecniche: spesso si tende a semplificare presentando il turismo come qualcosa che si può improvvisare. In realtà si tratta di un’industria che richiede competenze estremamente tecniche e in molti casi specialistiche. Le prospettive del mercato del lavoro sono sicuramente molto vincolate all’assunzione di posizioni chiare anche dal punto di vista delle politiche necessarie ad affrontare alcune criticità.
Quali criticità ostacolano lo sviluppo di un’occupazione di qualità nel turismo?
Ad esempio, il fatto che esistono ancora nel turismo occupazioni con più bassa qualifica rispetto ad altri settori. Il settore ha inoltre retribuzioni basse che portano i lavoratori italiani a muoversi verso l’estero per trovare condizioni sostenibili, interessanti e anche un miglior welfare, come vediamo dai percorsi all’estero dei nostri studenti della triennale, della magistrale e del master che effettivamente nei percorsi all’estero trovano un’accelerazione delle loro carriere. Un altro problema sicuramente sta nello sviluppo di un numero eccessivo di tipologie contrattuali e nella presenza di lavoro nero, oltre all’assenza di investimenti nella formazione.
Le aziende del settore sono poco sensibili alla formazione?
Iulm si occupa da oltre vent’anni di formazione in turismo e in questi due decenni abbiamo osservato che la sensibilità al tema nelle aziende del settore è cresciuta moltissimo, ma rimane ancora debole perché si tratta di un settore estremamente frammentato con realtà anche di piccole dimensioni.
La politica dovrebbe mettere nuovi incentivi all’assunzione di giovani nel settore e le aziende dovrebbero cambiare passo nelle politiche per il personale?
E’ un’altra criticità che la politica dovrebbe affrontare con decisione, con incentivi per l’occupazione dei giovani ma anche delle donne e dei migranti. Non ultimo, c’è una cattiva narrazione con cui si rappresentano in modo eccessivo aspetti che caratterizzano le professioni del turismo evidenziando gli aspetti del lavoro serale o di sabato e domenica: è spesso una narrazione molto parziale. Collaboriamo con molte aziende su progetti di stage e placement le quali mettono al centro il lavoratore e comprendono che il benessere dei dipendenti è la chiave di valore aggiunto per il servizio ai clienti mostrano tanti esempi di giovani appassionati del lavoro e perciò disponibili anche agli orari di lavoro del settore. Tutto sta nel mettere in campo giuste politiche aziendali, attente alle persone.
Che iniziative di formazione sviluppa la Iulm con le aziende del settore?
Per noi la collaborazione con le aziende è davvero centrale. Dopo la riforma del 3 + 2 siamo stati i primi a sviluppare il master in lingua inglese in Hospitality Management, nel quadro di una serie di progetti nati insieme ad per costruire percorsi in un dialogo continuo che assume delle forme diverse.
A partire da cose molto semplici, dalle testimonianze d’impresa alle visite in azienda, ad attività didattiche nelle sedi aziendali, fino a progetti più complessi. Con delle aziende abbiamo costruito dei corsi specialistici per formare figure professionali difficili da trovare nel mercato del lavoro oppure che avevano bisogno di una formazione specifica.
Abbiamo progetti didattici articolati in cui le aziende danno indicazioni per loro rilevanti su cui i nostri studenti lavorano restituendo soluzioni. Fino alla parte interessante e complessa data dalle ricerche-intervento, di ricerche su commessa che facciamo per aziende del settore che ci chiedono di supportarle nell’approfondimento di alcune tematiche.
Perché è importante investire con le aziende?
Per diversi motivi. Innanzitutto perché ogni anno questo lavoro con le aziende ci aiuta a ripensare i contenuti dei nostri corsi per allinearli con le esigenze di realtà che sono veramente in grandissima trasformazione. Secondo perché ci aiuta a codificare alcune innovazioni che nascono in azienda ma che hanno bisogno poi di essere codificate per essere poi anche trasferita all’interno dei nostri corsi o in altre realtà aziendali. Terzo, è un lavoro preziosissimo perché permette ai nostri studenti di lavorare su tematiche rilevanti per le imprese e dare contributi concreti a queste organizzazioni per cui si svolgono i progetti: è un dato di grande soddisfazione e che mette i giovani al centro dei temi rilevanti per le imprese. Questa collaborazione ci aiuta a far scoprire a volte ruoli inediti.
Ad esempio?
Una decina di anni fa seguire la revenue management praticamente non esisteva all’interno delle aziende. Noi nell’ambito del nostro master in Tourism and Hospitality abbiamo avviato questo primo corso di specializzazione sulla revenue Management con alcune aziende partner. Corso che nel tempo si è trasformato profondamente fino ad essere oggi molto molto legato alla funzione marketing, per esempio i suoi contenuti si sono trasformati e si sono specializzati moltissimo.
Ecco i profili più richiesti e quindi quelli su cui è più strategico investire soprattutto in formazione quali sono e glielo chiedo anche con una prospettiva sul futuro?
I futuri profili nel turismo riguarderanno esperti in intelligenza artificiale e data analyst, quindi persone che sappiano leggere i dati e aiutare le aziende a formulare delle strategie a partire da un utilizzo intelligente dei dati. Cresceranno anche tutte le professioni legate alla transizione digitale, anche consulenziali. Inoltre, sempre di più c’è il tema della sostenibilità con la formazione di sustainability manager, destination manager che sappiano gestire in modo professionale e strumenti manageriali avanzati i territori e le destinazioni turistiche.
Non dimentichiamo che per le aziende del settore il rapporto con la destinazione in cui sono collocate è fondamentale: quindi avere delle destinazioni gestite in modo manageriale diventa cruciale per la competitività di aziende legate ai territori. Quindi questa è un’altra area su cui Iulm sta investendo moltissimo e su cui cominciamo a vedere delle belle posizioni da offrire anche in Italia i nostri studenti.
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