Capitale della cultura, strategie lecchesi: «Servono strade, stalli e centri convegni»

Il dibattito. Tiene banco la possibile candidatura di Lecco per il 2028, lanciata da Peccati. Gattinoni aveva lamentato la carenza di alberghi. Fabio Dadati rilancia sulle infrastrutture

Lecco

«Senza infrastrutture adeguate, i grandi alberghi rischiano di chiudere in pochi anni». Fabio Dadati si inserisce nel dibattito in corso in queste settimane sulla proposta del presidente di Confcommercio Antonio Peccati di candidare Lecco a capitale della cultura nel 2028.

«Ne parlerò con Peccati che sostiene questa proposta da alcuni anni» osserva il consigliere di Camera di Commercio con delega a turismo e cultura. Secondo il sindaco Mauro Gattinoni, senza strutture alberghiere in grado di accogliere tanti visitatori un’iniziativa di questo tipo non produrrebbe i benefici desiderati. «È vero – osserva Dadati – che per eventi di un certo livello servono alberghi tre o quattro stelle, con un numero di camere compreso tra sessanta e cento, in grado di accogliere in modo professionale grandi gruppi che arrivano in città per un viaggio organizzato, un evento aziendale o un convegno. Allo stesso tempo, dal 2012 ad oggi la provincia di Lecco ha perso il 40% degli alberghi. Hanno chiuso anche strutture con 40 camere. Perché è accaduto? Manca un centro polifunzionale in cui organizzare eventi, convegni e altre iniziative simili».

L’esempio a cui ispirarsi, secondo Dadati, è Villa Erba, una realtà in grado di generare ricavi per 25 milioni e un utile di 2.5 milioni in cui sono coinvolti sia i privati sia realtà pubbliche come i comuni di Como e Cernobbio e fondazione Fiera Milano. «Lecco – evidenzia Dadati – in passato ha bagnato il naso a Como sul fronte delle infrastrutture. Basti pensare all’attraversamento della ss36, al nuovo ospedale e al Politecnico. Negli ultimi anni nel comasco hanno sviluppato idee chiare e messo a terra importanti investimenti».

Per il consigliere di Camera di Commercio l’impegno dell’amministrazione comunale nella riqualificazione di villa Manzoni e teatro della società, le punte di diamante dell’offerta culturale cittadina, è positivo ma non sufficiente. «Gli investimenti in cultura – sottolinea Dadati – generano ricchezza e posti di lavoro quindi sono sempre importanti, soprattutto se si considera che parte di queste riqualificazioni è stata finanziata con fondi Pnrr, cioè prestiti che dovranno essere ripagati. Tuttavia, il teatro da solo non basta: servono infrastrutture in grado di sostenere un sistema di eventi che possa muovere migliaia di persone. È fondamentale anche per compensare eventuali cali del turismo leisure».

Secondo Dadati sono due le aree di Lecco più interessanti per un ipotetico centro congressi. In primo luogo, il parcheggio della Piccola: nel 2022 la giunta Gattinoni aveva approvato in linea tecnica uno studio di fattibilità per la creazione di un enorme silos interrato da oltre 646 posti e un tunnel a due corsie tra la rotonda di via Amendola e quella di via Badoni. Un intervento simile costerebbe 35 milioni di euro ma, tra le altre cose, permetterebbe poi di realizzare un centro congressi dove oggi c’è il parcheggio. L’altra area sarebbe quella che oggi ospita la sede di Linee Lecco e la caserma dei vigili del fuoco, due realtà da tempo in attesa di una nuova sede.

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