Ricordare Pertini e la sua lotta per la libertà

Nel trentacinquesimo anniversario della sua scomparsa è giusto ricordare, soprattutto ai giovani che lo conoscono poco, Sandro Pertini, nato a Stella San Giovanni (Savona) il 25/09/1896 e morto a Roma il 24/02/1990, che è stato definito il combattente per la libertà.

La sua fede nel socialismo coltivata fin da quando era ragazzo si trasformò in concreta ansia di rivolta all’indomani del delitto Matteotti nel 1924. La scheda del suo casellario politico è abbastanza ricca e comprende sei condanne (una a morte e una all’ergastolo), clandestinità, esilio, carcere (quindici anni), evasioni, confino (cinque anni).

Una vita, quella di Pertini, straordinaria, che testimonia la nobiltà della politica quando essa è esercitata a difesa della libertà e della dignità umana contro ogni tipo di violenza e di illegalità. Già nella prima guerra mondiale, pur non essendo interventista, dimostrò coraggio e audacia che gli valsero una medaglia d’argento. Avventurosa fu anche la sua fuga in Francia dove accompagnò Turati, Rosselli e Parri per organizzare dall’esilio una resistenza da esportare in Italia. Aveva due lauree: in legge e in scienze politiche, ma da evaso per vivere si adattò a fare il muratore, l’imbianchino e il pulitore di taxi. Aveva un carattere forte e determinato. Era suscettibile, istintivo e permaloso ma anche capace di gesti di un’enorme generosità. Fu l’ultimo a lasciare il confino dopo il 25 luglio 1943 perché voleva essere sicuro che tutti i detenuti fossero liberati. Era un uomo coraggioso, volitivo come dimostrato in guerra, durante la Resistenza, ai tempi del suo settennato, ma sapeva anche essere dolce e sensibile. Amava dialogare spesso con i giovani esortandoli a battersi per la pace, la libertà e la giustizia.

Memorabili sono le sue sfuriate epistolari con la vecchia madre, che era “colpevole” di aver chiesto la grazia per lui al regime fascista nel 1933 e un paio d’anni più tardi, di aver implorato “almeno il confino vicino a casa…a Stella”. Dopo l’ultima evasione (da Regina Coeli) Sandro Pertini può finalmente passare all’azione, guidando da partigiano combattente e capo del Cln l’insurrezione contro i nazifascisti. L’8 settembre 1943 combattè tenacemente contro l’occupazione tedesca a Roma guadagnandosi la medaglia d’oro al valore militare. Il 25 aprile 1945 si pronunciò per la consegna di Mussolini al Tribunale del popolo e non agli alleati. Ma, quando vide a Piazzale Loreto lo scempio dei cadaveri, esclamò: “L’insurrezione si è disonorata”.

Sconfitto il regime, entra in Parlamento e il suo modo di fare politica è sempre limpido, coerente e senza compromessi. Fu membro dell’Assemblea costituente e senatore di diritto. Venne eletto presidente della Camera nel 1968 e Capo dello Stato l’8 luglio 1978 con 832 voti su 995, la più larga maggioranza nella storia repubblicana. Dopo averne ascoltato il discorso d’insediamento, Giorgio Almirante, leader dei postfascisti, riconosce: “Ha costretto pure noi ad applaudirlo”. Pertini sale al Quirinale quando l’Italia attraversa l’attacco più acuto del terrorismo (Moro era stato appena ucciso dalle Brigate rosse), in un contesto di piena emergenza, che il presidente affronta alla sua maniera, nominando a Palazzo Chigi il repubblicano Spadolini e poi il socialista Craxi. Amava il contatto diretto con la gente, che si affidava fiduciosa alla guida illuminata di un uomo semplice con le sue passioni e i suoi ideali di onestà e di fede politica che non aveva mai tradito. È stato il presidente di tutti gli italiani e anche il presidente più amato dagli italiani per il suo rigore morale, la sua coerente politica di pace contro ogni violenza, di libertà e di giustizia sociale. Ai cattolici piaceva perché era un ateo amico di Papa Wojtyla.

Ai comunisti piaceva perché era corso al capezzale di Berlinguer morente e lo aveva accompagnato a Roma sul suo aereo presidenziale. Disse: “Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta”. Ma piaceva soprattutto ai cittadini ai quali aveva restituito dignità, speranza e passione civile.

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