
“Non siamo mica gli americani”, cantava Vasco Rossi. Oggi il problema è che loro non sono più noi, o meglio, non sono più come noi, paisà: la Quinta Armata, i soldati che gettavano cioccolato e quelle strane tavolette di gomma che, se masticate, avevano un buon sapore e duravano molto più delle caramelle, per tacer della Coca Cola e delle pellicole di Hollywood.
E poi il Piano Marshall, gli aiuti all’Italia in macerie. In fondo bastava solo non far vincere i comunisti alle elezioni e arrivava una pioggia di aiuti. Perché diceva la propaganda Dc: “Con i discorsi di Togliatti non si condisce la pastasciutta”.
C’era il fattore “K”, inventato dal grande giornalista Alberto Ronchey, che impediva al partito di Botteghe Oscuare di arrivare al governo attraverso libere elezioni. Se poi ci avessero provato in altri modi, era pronta “Gladio”, associazione segreta di contrasto ai rossi, foraggiata e controllata dagli Usa e svelata, dopo la caduta del Muro, da Francesco Cossiga, allora presidente della Repubblica, per mettere nei guai Andreotti, capo dell’esecutivo e successore in pectore del “Picconatore”.
Quando Aldo Moro aveva provato a coinvolgere il Pci, gli era andata davvero male. Il grande leader democristiano delle convergenze parallele e della solidarietà nazionale, dopo un confronto che sarebbe un eufemismo definire animato con Henry Kissinger durante un vertice internazionale a Porto Rico, voleva lasciare la politica. E forse così si sarebbe salvato dalle Brigate Rosse.
No, non sono sempre state rose e fiori in Italia con gli zii d’America, spesso spalleggiati se non preceduti dagli inglesi (ora, con Trump, anche questa luna di miele sembra finita).
A partire dal caso di Enrico Mattei, che voleva sfidare le Sette Sorelle del petrolio ed è caduto con il suo aereo tra tanti misteri tuttora irrisolti. Per continuare con Bettino Craxi che, a Sigonella, aveva voluto affermare il diritto alla sovranità dopo il dirottamento della nave Achille Lauro da parte dei terroristi arabi. Anche al leader del Psi non è andata bene, così come a coloro che erano sulla funivia del Cermis, in Friuli, i cui cavi furono tranciati di netto da un aereo Usa: una strage senza colpevoli, così come la morte di Nicola Calipari, agente del Sismi, falciato a Baghdad da un militare americano mentre portava in salvo Giuliana Sgrena.
Certo, una volta era tutto più semplice con gli Stars & Stripes. Il governo era sempre filo-Usa, con qualche distinguo dovuto anche alla posizione geografica dell’Italia, a cui, per la sua tranquillità, conveniva anche mantenere un piede nella scarpa araba. L’opposizione di sinistra, invece, era quasi tutta all’insegna dello slogan “Yankee go home”. Ma anche a destra non è che ci fosse grande feeling. Trump ha rimescolato tutte le carte e tolto ogni riferimento: l’Oceano Atlantico è diventato più largo. E i nostri rappresentanti del popolo non sanno più come raccapezzarsi tra le giravolte del capo della Casa Bianca che ha girato il canocchiale verso l’Oceano Pacifico, Di fatto, la politica estera italiana è tutta da rimodulare, un’impresa non facile, soprattutto con un governo diviso in tre posizioni differenti: Salvini ultra “donaldiano”, Meloni tiepida, Tajani freddo. L’opposizione idem con patate (bollenti). Certo, se ci fosse un’Europa politicamente unita sarebbe tutto più semplice. Del resto, “Non siamo mica gli americani”. O no?
@angelini_f
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