La crisi di nervi dei leader mondiali

Leader sull’orlo di una crisi di nervi, un po’ dappertutto. E non è che la cosa faccia stare troppo allegri. Negli Usa, Donald Trump comincia a essere a corto di Stati e persone da minacciare.

Agita lo spettro di un’azione militare sulla Groenlandia, che è pur sempre un territorio autonomo della Danimarca, ovvero di un Paese della Ue e della Nato (di questa, con gli Usa, uno dei dodici Paesi fondatori), contando a quanto pare sul fatto che l’Europa non reagirebbe e la Nato sarebbe docile con la Casa Bianca. Cosa che abbiamo magari pensato ma farselo sventolare in faccia così è tutt’altra cosa.

Per l’Iran parla invece di bombardamenti in caso di mancato accordo sul nucleare, dimenticando forse che un accordo con gli ayatollah era già stato raggiunto nel 2015, e a detta di tutti, a cominciare dall’Agenzia atomica dell’Onu, funzionava. Ma non piaceva a Benjamin Netanyahu e a lui, che nel 2018 si prese la briga di disdettarlo. Con il risultato che oggi, grazie anche alle sue decisioni, l’Iran aumenta a vista d’occhio le riserve di uranio arricchito al 60%, vicino quindi al 90% necessario per costruire la bomba atomica.A proposito di Netanyahu: anche per lui, che si fa scudo delle stragi di palestinesi per restare al Governo, si profilano tempi duri. Lo Shin Bet, il servizio segreto interno, ha fatto arrestare due suoi stretti collaboratori, accusati di prendere mazzette dal Qatar. Nulla di eccezionale per Netanyahu, che ha avuto la notizia mentre era in tribunale per uno dei diversi processi per corruzione che lo riguardano. Il fatto è che il Qatar è il principale sponsor di Hamas e poco tempo fa lo Shin Bet ha denunciato «una politica di silenzio e connivenza durata anni» tra i governanti israeliani e il movimento terroristico della Striscia di Gaza, il cui radicalismo forse conviene a Netanyahu e ai suoi pari. Quello stesso Netanyahu che i leader europei coccolano come un martire in nome di una curiosa e estensiva interpretazione del “diritto a difendersi” dello Stato ebraico, che sta ingoiando la Striscia di Gaza, parti della Cisgiordania, una fetta del Libano e una discreta porzione della Siria. Sempre difendendosi, chiaro.

Tra gli europei più tolleranti con Netanyahu c’è il presidente francese Emmanuel Macron, che nelle elezioni legislative dell’anno scorso era stato sfiduciato dalla grande maggioranza dei francesi ma che ieri ha fatto il colpo grosso con la condanna di Marine Le Pen, volto carismatico del Rassemblement National (il partito allora più votato con il 32% dei consensi) a quattro anni di carcere, 100 mila euro di multa e cinque anni di ineleggibilità a cariche pubbliche. È la sentenza di primo grado, chissà l’appello che dirà… Ma in sostanza il sogno presidenziale della Le Pen e forse della destra francese, pronte a gareggiare nel 2027, finisce qui. D’altra parte la signora e altri otto deputati del Rassemblement, dice la sentenza, facevano lavorare per il partito dodici assistenti stipendiati invece dal Parlamento Europeo, che avrebbe subito un danno di 2,9 milioni di euro. Le Pen manosvelta, insomma, e non è la prima volta che pasticcia con i denari.

Chiudiamo con il caso più drammatico ma anche più nobile, quello di Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino deve difendersi non solo dalla Russia e da Vladimir Putin, che si sente in vantaggio e quindi traccheggia sulla tregua, ma anche dagli Usa di Donald Trump, che vuole a tutti i costi l’accordo sui minerali e le terre rare, a suo dire un «risarcimento» per l’aiuto militare offerto in questi anni. In più, Zelensky deve tener d’occhio anche il fronte interno, dove emissari americani hanno già incontrato suoi vecchi oppositori come la Tymoshenko e Poroshenko, pretendendo al contempo elezioni che, in tempi come questi, sarebbero per lui ad altissimo rischio. Putin lo vuole cacciare perché gli ha tenuto testa nella guerra, Trump perché non è abbastanza genuflesso e non gli svende l’Ucraina, i nemici interni perché vogliono il suo posto. Se, come dice il presidente Usa, Zelensky è solo un «comico mediocre», facciamogli tanto di cappello: sembra il vaso di coccio tra quelli di ferro eppure li tiene a bada tutti. Almeno per ora.

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