
Le Borse mondiali si aspettavano i dazi di Trump, ma non così forti e generalizzati. In questa manovra, che pochi o nessuno comprende, leggono un futuro pieno di difficoltà per le economie di tutti i Paesi: aumento dei costi di produzione e dei prezzi di vendita, cioè inflazione; calo del commercio e della produzione e interruzione delle catene produttive internazionali, quindi recessione.
Si ripropone la terribile situazione che abbiamo conosciuto negli anni ’80: la stagflazione, inflazione e contrazione. Nessuno sa quali scenari si determineranno, oltretutto in un quadro geopolitico già molto tormentato. I mercati finanziari, che non amano l’incertezza, reagiscono a modo loro con massicce vendite. Il fatto che i titoli bancari europei siano fra i più penalizzati segnala il timore di gravi difficoltà per le imprese che si tradurranno nel peggioramento della qualità del credito.
Ma l’intensità del movimento di questi giorni, diciamo pure crollo se volete, deve essere valutata in una prospettiva temporale più ampia. I mercati azionari vengono da molti anni di crescita impetuosa. L’indice di riferimento mondiale, lo S&P 500, all’inizio del millennio era a 1.400 punti, a inizio 2025 ha sfiorato i 6mila punti. Oltre quattro volte tanto. Dopo la Grande crisi finanziaria, a marzo 2009, cioè 16 anni fa, era sceso a 800 punti e poi è ripartito per un’ascesa che pareva inarrestabile (e non poteva esserlo!). I crolli del 2020 per la pandemia, e del 2022, per il rialzo dei tassi, sono stati rapidamente riassorbiti e i valori iniziali ampiamente superati. Sarà così anche questa volta? Ci vorrà del tempo perché i prezzi delle azioni tornino a crescere stabilmente e magari a superare, come livello medio, quello delle scorse settimane. La ripresa non sarà a «V» come ai tempi del Covid, quando un copioso intervento di liquidità delle banche centrali fece ripartire il meccanismo. Gli investitori dovranno convincersi che l’economia ha ritrovato un nuovo equilibrio, cosa che prima o poi accadrà, e allora, superati i timori, torneranno gli acquisti. Emergeranno nuovi temi di investimento, nuovi driver di crescita, che potrebbero essere la difesa e paradossalmente l’autarchia. Muterà anche la geografia del mercato dei capitali. Gli Usa, che oggi valgono il 70% del mercato globale, potrebbero uscirne ridimensionati e l’Europa potrà guadagnare spazio e irrobustire il mercato finanziario interno.
Per i risparmiatori che hanno impiegato parte del loro patrimonio nei mercati azionari non esistono risposte con validità generale. Ciascuno ha i suoi obiettivi di investimento, il suo orizzonte temporale, un certo grado di propensione o avversione al rischio. Molto dipende poi dalla posizione lavorativa, dalla disponibilità di altre risorse oppure no, dalla composizione del nucleo famigliare. Ecco perché diffidare di una ricetta unica. Ma alcune regole di buon senso, quelle sì che esistono, e la prima è proprio quella di non affidarsi a ciò che si sente in giro, ai titoli dei giornali che magari vogliono fare più sensazione che informazione, o ai mille protagonisti del web e dei social che hanno in tasca la soluzione dei vostri problemi.
La seconda è quella di ponderare sempre le scelte di investimento o disinvestimento con un certo distacco rispetto agli accadimenti immediati. Si deve ragionare almeno sul medio periodo, sia per il futuro sia per il passato. Magari, guardando a quando abbiamo investito ci accorgiamo che il calo di oggi è solo un’erosione (virtuale) dei guadagni (virtuali) formatisi negli anni scorsi.
Il mondo cambia, non finisce oggi né domani, si trasforma. Alterna fasi positive a fasi sfavorevoli, e spesso quelle negative offrono opportunità inattese, contengono i presupposti per il successivo periodo di rilancio. Tornerà il sereno anche sui mercati finanziari, in questo mondo imperscrutabile che Trump ha reso ancora più imprevedibile. Anche questo passaggio ci lascerà una lezione: dobbiamo pensare a prenderci cura del nostro Paese e della nostra Unione Europea, delle nostre imprese, dei nostri mercati, dei nostri risparmi. Che vuol dire prendersi cura delle nostre persone.
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