I politici si baloccano con il nostro futuro

Dividersi in politica è la regola. Non da oggi, per carità, ma con la cosiddetta e sedicente Seconda Repubblica (che potrebbe definirsi tale a pieno titolo solo se fosse stata cambiata in modo radicale la Costituzione) i distinguo sui più disparati argomenti sono all’ordine del giorno. Importa poco essere credibili, tanto ti votano o non ti votano lo stesso. E comunque e decidere gli eletti non sono i cittadini, ma i segretari di partito, quelli che, a parole, sono pronti a cambiare la vergognosa legge elettorale in vigore che è pura istigazione all’astensionismo. Sulla politica estera però dividersi non va bene e non fa bene al Paese.

Quando, almeno così ce l’hanno raccontata, si stava peggio, la politica estera era una cosa seria, soprattutto perché c’era la Guerra fredda che non ti lasciava il tempo o la voglia di baloccarti. La linea del governo era chiara, lo abbiamo già ricordato su queste colonne: atlantisti, ma con giudizio, vista la posizione geografica del Paese. Quando qualcuno dissentiva, come il repubblicano e ultra atlantista Giovanni Spadolini su Sigonella e la sfida di Bettino Craxi a Ronald Reagan, c’era il nobile istituto delle dimissioni. Adesso che la guerra è calda e rischia di diventare rovente e bruciare anche noi, abbiamo il vice presidente del Consiglio, segretario del suo partito, che, su un provvedimento cruciale come il piano europeo sul riarmo che punta a far diventare il Vecchio Continente una super potenza in grado di competere con le altre e di essere giocoforza autosufficiente dopo il venir meno del decennale sostegno americano, fa votare i suoi contro all’Europarlamento. FdI di Giorgia Meloni, pur con il tentativo non riuscito di cambiare il nome al provvedimento per tentare la mission impossible di salvare la faccia, ha detto sì, così come, senza se e senza ma, Forza Italia del ministro degli Esteri Tajani. Un vulnus quello del Capitano leghista, condito dagli attacchi al presidente francese e bellicista Macron e dagli elogi a Elon Musk che, con il suo principale Trump è quello che ci sta mandando a picco, molto più serio di quello che aveva portato Spadolini e il Pri a uscire dal governo. Ma Salvini e la Lega resteranno lì. Così come Elly Schlein manterrà la guida del Pd, che ancora una volta, in Europa si è diviso fra favorevoli e contrari in materia di armamenti. D’accordo l’aveva fatto anche prima, in dissonanza con il resto della pattuglia socialista a Bruxelles. Ma su una decisione come questa che mette in gioco, nel bene o nel male, il futuro di tutti noi è intollerabile che sia successo senza che nessuno paghi dazio (tanto per ricordare cosa sta accadendo), salvo le due parlamentari che si sono autosospese (hai detto cotica!!) per il loro dissenso rispetto alla segretaria. I Cinque Stelle, perlomeno sono stati coerenti e hanno votato tutti contro così come le altre sinistre.

Vero che anche sul Titanic tutti hanno continuato a ballare anche quando l’iceberg era alle viste. Ma si trattava di governare una nave, seppure imponente e ingombrante, non un Paese e soprattutto un futuro che riguarda tutti. Su queste cose le speculazioni elettorali di basso livello non dovrebbero essere consentite o accettate. Magari se ne ricordassero gli italiani quando si tornerà in cabina. Ma non sarà così. Ammesso che quando si dovrà rivotare l’Italia ci sia ancora.

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