Scaramellini: «La Popolare di Sondrio è la nostra banca. Importante preservare origini e territorialità»

«La Popolare di Sondrio siamo noi». Capoluogo legato a filo doppio con gli istituti di credito che vi operano, le manovre del risiko bancario che puntano su Sondrio mettono in allarme il sindaco Marco Scaramellini. E lo fanno per più di un motivo.

Non c’è solo la preoccupazione, pure forte, per la storia ultracentenaria della Banca popolare di Sondrio, l’offerta lanciata da Bper sull’istituto di credito di piazza Garibaldi fa vacillare la tenuta socio economica della stessa città, cresciuta e sviluppatasi negli anni proprio sulla base del terziario avanzato rappresentato innanzitutto dalle sue banche. E se già le abitudini mutate durante e dopo il Covid, a partire dall’introduzione più massiccia dello smart working, hanno svuotato tanti luoghi di Sondrio, a partire dai pubblici esercizi, il timore è che l’eventuale fusione con la banca modenese svuoti ulteriormente il capoluogo, impoverendo l’indotto che la presenza della sede centrale della banca ha contribuito a creare.

«La Banca Popolare di Sondrio è sin dalla sua nascita, nel 1871, una presenza costante nella storia della nostra valle, della città e dei suoi abitanti – ricorda il sindaco -. Che siano dipendenti, piccoli azionisti, risparmiatori o clienti, ne ha profondamente segnato le vite. Una vicinanza che si materializza nell’attenzione al territorio e nel sostegno garantito al suo sviluppo sia direttamente, finanziando l’imprenditoria locale, che promuovendo la crescita sociale culturale attraverso importanti iniziative. Questo è per tutti noi la Banca Popolare di Sondrio, la nostra banca. Quanto sta avvenendo in questi giorni, seppure non inatteso, è fonte di grande preoccupazione, per il presente e soprattutto per il futuro. Che cosa ne sarà della nostra banca? È la domanda che tutti ci poniamo».

Per i non addetti ai lavori, ammette Scaramellini, è difficile comprendere mosse che nascono e si sviluppano, «ma – ammonisce - non sottovalutiamo le ricadute che l’offerta Bper potrebbe avere sulla nostra città. Sondrio è nella storia ed è nel nome della banca. A Sondrio la presenza della sede centrale, con i numerosi dipendenti che vi lavorano, garantisce un importante indotto per gli esercizi pubblici e i negozi: sarebbe una grave perdita per la città e ci auguriamo che non accada. L’istituto di credito, fedele alla sua tradizione di banca popolare cooperativa, in oltre 150 anni, ha guidato lo sviluppo economico, ha assecondato la propensione al risparmio della nostra gente, ha sostenuto famiglie e imprese e ha garantito uno sbocco lavorativo a migliaia di persone che hanno potuto realizzare il loro progetto di vita. Questo è il patrimonio da difendere, che non si può certo riassumere nei freddi numeri dell’alta finanza».

Il sindaco non vuole sminuire l’identità di Bper, «realtà solida – dice -, un esempio di eccellenza italiana, con una storia comune, nella nascita e nello sviluppo, e che non a caso ha puntato sulla Bps, un istituto che ha progressivamente accresciuto dimensioni e valore, grazie alle scelte oculate dei suoi amministratori», ma sottolinea con forza «la Popolare di Sondrio siamo noi». «Così com’è avvenuto per il Credito valtellinese – aggiunge il primo cittadino -, la sensazione è di essere scippati di un bene che appartiene alla città e alla valle intera, un pezzo della nostra storia, e come tale è doloroso privarsene. L’auspicio è che, se l’azione di Bper dovesse concretizzarsi, le origini e la territorialità vengano mantenute. La mia preoccupazione è quella di tutti. Le incognite hanno spazzato via le certezze e pesano in queste giornate concitate caratterizzate da molte, doverose parole che saranno a breve chiamate alla prova dei fatti. Da spettatori attendiamo gli imminenti sviluppi, confidando in un epilogo positivo per la nostra banca».

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