
Lecco, in aumento la produzione dell’acciaio
Marco Galbiati (Confindustria): «Il dato positivo di gennaio va letto sotto vari aspetti, fra cui la ripartenza di qualche forno»
Lecco
Segno positivo a inizio 2025 per la produzione nazionale di acciaio. Le acciaierie italiane a gennaio hanno sfornato 1,7 milioni di tonnellate, il 2,7% in più rispetto a gennaio 2024. Il dato di Federacciai arriva dopo un 2024 che complessivamente aveva segnato un tonfo del 5% sul 2023 per un totale di 20 milioni di tonnellate di acciaio.
L’industria italiana affronta un 2025 con numerose incertezze legate a come andrà la domanda nazionale e quella estera e a come si svilupperanno i costi energetici dato il quadro geopolitico ancora molto incerto, ma da un settore significativo come quello dell’acciaio gennaio promette bene, con i nuovi incrementi che aprono a una prospettiva che si stima positiva sul nuovo anno.
Federacciai riferisce tuttavia una “dinamica a segni alternati” per le due tipologie di prodotti laminati a caldo: i “lunghi”, impiegati principalmente nelle costruzioni, e i “piani”, utilizzati nell’automotive, nella meccanica e negli elettrodomestici. Nel primo mese dell’anno la produzione di lunghi è aumentata del 2,6% su base annua per un totale di 862mila tonnellate, mentre quella di piani ha registrato una flessione dell’1,9% fermandosi a 780mila tonnellate.
Per Marco Galbiati, consigliere di Confindustria Lecco e Sondrio e ad del Gruppo Galbiati di Sirone «il dato positivo di gennaio va letto sotto vari aspetti, fra cui la ripartenza di qualche forno che magari in precedenza era fermo, in aggiunta alla difficoltà di importazione di materie prime legate ai dazi imposti dall’Ue a Paesi come Cina, India e Turchia. Aver rallentato le importazioni – sottolinea Galbiati - dà la possibilità alle acciaierie europee e quindi italiane di aumentare in parte la loro capacità produttiva, e ritengo questo aspetto ovviamente positivo».
Il Gruppo Galbiati lavora in tutta Europa e Nord Africa, in aggiunta al territorio nazionale per forniture destinate a tutti i settori, dall’automotive all’elettrodomestico, ai casalinghi, all’edilizia: «Dobbiamo essere positivi sul 2025. Osserviamo che, tutti gli altri settori che hanno avuto rallentamenti nel 2025 ora presentano un recupero, con l’eccezione dell’automotive. Siamo positivi per un 2025 con volumi e risultati in crescita», afferma l’imprenditore.
Sul tema prezzi Galbiati ha un personale punto di vista: «Negli anni in cui l’acciaio aveva prezzi altissimi, le aziende hanno sempre guadagnato. Il prezzo che sale mi preoccupa relativamente: preferisco una situazione di prezzi alti che consenta marginalità sia a noi sia alla nostra intera filiera. Da fine dicembre ad oggi stiamo vedendo da parte delle acciaierie un aumento importante, fra i 50 e i 70 euro a tonnellata, con la prospettiva di ulteriori aumenti nei prossimi mesi per tutti i temi legati a salvaguardia, quote, Cbam (Carbon border adjustment mechanism) e altro». Un quadro che, certo, può rallentare le decisioni di acquisto «da parte dei clienti che non credono alle dinamiche positive della crescita dei prezzi, ma è anche vero – sottolinea Galbiati - che trovare materiale in grossi volumi oggi è difficile, per cui se lo si vuole lo si paga a prezzi elevati. In definitiva, oggi per noi il problema sta nel ribaltare il prezzo a valle che ci fanno le acciaierie ed è difficile, perché ci sono tanti competitor che hanno giacenze di magazzino e che perciò per alcuni mesi possono continuare a produrre volumi guardando meno alle marginalità. Ma prima o poi i magazzini finiscono. Intanto – conclude Galbiati - in azienda puntiamo a una molteplicità di prodotti e di spessori che non tutti hanno o riescono ad avere e ciò si traduce in investimenti in impianti e in strutture, in competenze interne dei collaboratori: ciò per dare valore in più ai nostri clienti, trasformandolo in un vantaggio anche economico verso il mercato e la concorrenza».
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