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Lunedì 24 Febbraio 2025
La pace fra Russa e Ucraina? «Pronti a ripartire con i nostri clienti in entrambi i Paesi»
Lecco
Sulle prospettive di pace fra Russia e Ucraina, e quindi sulla ripresa del business con la Russia, imprenditori locali dell’industria e dell’artigianato che hanno avuto a lungo relazioni commerciali con Mosca ci dicono in sostanza che la situazione, con relativi venti di pace, è ancora sulle sabbie mobili ma affermano anche che i contatti con i clienti sono pronti a ripartire.
Giovanni Agostoni, presidente e responsabile commerciale di Icam Cioccolato, spiega come all’inizio del conflitto in Ucraina l’azienda si sia interrogata sul da farsi in relazione al proprio mercato russo: «Per ragioni etiche – afferma Agostoni – verso un conflitto che ci ha visti contrari ci siamo chiesti come muoverci, a partire dai nostri principi cristiano cattolici molto radicati contrari ad ogni guerra. Abbiamo concluso che se avessimo tolto le nostre forniture non avremmo inciso sulle sorti del conflitto, né tantomeno la nostra decisione avrebbe messo in crisi l’economia russa. Quindi abbiamo proseguito come hanno fatto molte altre aziende peraltro con difficoltà enormi sul fronte dei pagamenti, chiedendo garanzie economiche preliminari». Agostoni ricorda come il primo passo sia stato quello di intervenire a sostegno della popolazione ucraina con l’invio di aiuti, con donazioni di propri prodotti spediti in grandi quantità. «Sia in Ucraina che in Russia abbiamo continuato ad avere relazioni commerciali con i nostri clienti ed entrambi i Paesi per Icam continueranno ad essere due mercati di vendita, ma il pensiero ancora oggi è quello di non far venir meno il sostegno alla popolazione ucraina. Nelle ultime settimane abbiamo partecipato a diverse fiere incrociando interlocutori interessati sia del mondo professionale delle pasticcerie sia della grande distribuzione. Il nostro distributore in Ucraina – aggiunge Agostoni - ci ha mostrato un video del bombardamento di un suo magazzino, un’immagine impressionante. Ma aggiungo che è un distributore forte e strutturato che continua ad operare in un conflitto che non ha per fortuna investito interamente l’Ucraina. Ciò per dire che ci sono aree del Paese in cui continuiamo ad operare normalmente».
Anche per Mauri Formaggi la Russia è stata fino al febbraio 2022 un mercato importante per le esportazioni di taleggio e gorgonzola Dop, mercato che si è bruscamente fermato a causa della guerra. Se i venti di pace porteranno a un esito positivo delle trattative l’azienda sarà pronta a riprendere le esportazioni, «e anche oltre – afferma Minuzzo – in quanto noi avevamo recepito tutte le indicazioni della normativa delle autorità russe per l’export, mantenendole. In caso di ripartenza del lavoro saremmo pronti. E dato che più il mercato è libero e più si incrementa la circolazione delle merci, la speranza è che una ripresa aiuterà l’intero nostro made in Italy dei prodotti Dop». La perdita del mercato russo si è declinata con tutte le difficoltà del caso su altri mercati, per recuperare la perdita di vendite che per la Russia incidevano con l’invio di un bilico a settimana di merce. «Con realismo ritengo che la situazione non si risolverà a breve. La speranza è che sul lato commerciale si arrivi a ristabilire la situazione precedente. Non sarà facile. La Russia – conclude Minuzzo - sicuramente nel frattempo ha lavorato per costruirsi autonomia e know how su tanti prodotti, ma su quelli speciali e sui Dop come i nostri è più complesso riuscirci, quindi la speranza è che in quel senso possa esserci un recupero».
Per il Consorzio Premax che associa 29 fabbricanti di forbici e coltelli di alta qualità a Premana la Russia è sempre stata un mercato importante, che si è interrotto circa due anni fa. Premax exporta il 98% della produzione, la quota russa è sempre stata fra il 6 e l’8%, «non elevata ma redditizia in marginalità perché diretta ad estetiste che chiedevano finiture e qualità particolari», afferma il direttore di Premax, Giovanni Gianola. In Russia il consorzio ha un grosso distributore per il settore tessile della merceria, del ricamo e del cucito e un altro, più piccolo, per le forbici del settore beauty e cura del corpo. «Entrambi i settori per noi in Russia sono oggi in sostanza fermi rispetto all’inizio della guerra con l’Ucraina – afferma Gianola -, quando tentavamo di capire la situazione anche in senso commerciale. Nel giro di pochi mesi tutto si è interrotto fino ad arrivare ad un forte irrigidimento, con blocchi dei pagamenti banca su banca. Al netto di ogni considerazione politica ed etica – aggiunge Gianola – e limitando lo sguardo all’aspetto del business, è innegabile che il presidente americano Trump stia provando a smuovere la situazione e ne prendiamo atto. Noi abbiamo tenuto i contatti con i clienti russi, per i quali da tre anni abbiamo merce ferma in magazzino e pronta da spedire». Gianola spiega che per i suoi clienti russi nel frattempo sono cambiati fornitori e mercati, ma «abbiamo conferma – sottolinea – che non è venuta meno quella parte di clienti che vuole la qualità italiana».
Russia e Ucraina sono sempre stati mercati di interesse anche per l’azienda lecchese Arpack di Arduino Milani, che produce imballaggi destinati al settore del lusso. Ad esempio, in Russia Milani forniva lattine per vodka firmate Giugiaro. «Russia e Ucraina sono due mercati a cui per ragioni di vario genere, ma soprattutto perché le richieste sono venute a mancare, non abbiamo più consegnato nulla»», afferma l’imprenditore alla guida dell’azienda che con 23 dipendenti esporta il 60% della produzione, di cui il 10% andava in Russia. L’azienda in passato ha partecipato a diverse fiere di settore e in proposito Milani afferma che «dalla fine del 2024 le organizzazioni fieristiche sono tornate a contattarci per chiederci di partecipare. Ho tuttavia dei clienti francesi – aggiunge Milani - a cui vendiamo scatole per bottiglie di cognac e altri alcolici, aziende che hanno come mercato finale Paesi dell’Est, fra cui la Russia. Anche loro hanno avuto un po’ di calo ma sembra che ora qualcosa si stia risvegliando. La prima aspettativa è che comunque per ragioni di umanità le guerre in corso finiscano»
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