I dazi imposti da Trump fanno tremare i mercati: «Conseguenze da valutare,
ma l’Europa deve svegliarsi»

Gli Usa imporranno una tariffa del 20% sulle merci europee. Riva (Fischer&Rechsteiner): «L’equilibrio a cui eravamo abituati cambierà»

Lecco

Sugli Stati Uniti non abbiamo un mercato chiave, abbiamo tuttavia dei partner statunitensi che come tutti vivono una situazione molto in evoluzione circa le novità sui dazi. Ad oggi ci sono gli ordini esecutivi firmati da Trump con percentuali, Paesi e tipologie merceologiche coinvolte, ma non ci sono ancora istruzioni operative, e quando si applicano dei dazi bisogna poi scendere nel concreto». Lo afferma Riccardo Riva, presidente e Ceo di Fischer&Rechsteiner Company, Gruppo delle spedizioni internazionali nella cui attività è incluso anche il servizio doganale costituito da un team professionale e dotati di diversi accreditamenti (tra cui l’Aeo) consente di svolgere direttamente nel terminal principale del Gruppo le operazioni di sdoganamento sia di import che di export, in aggiunta alla gestione di un deposito doganale e Iva. «Un servizio strutturato che tra l’altro consente di predisporre e presentare ogni tipo di richiesta autorizzativa in materia di import ed export sia verso le circoscrizioni doganali che verso i ministeri competenti come sono, ad esempio, le autorizzazioni per temporanee importazioni ed esportazioni nonché i Carnet Tir».

In un certo senso, per Riva, nulla di nuovo nell’operatività che sarà imposta dalle nuove regole dettate da Donald Trump per l’export negli Stati Uniti, visto che lo spedizioniere è sicuramente la figura professionale che ha sempre avuto consuetudine con la galassia normativa che riguarda dazi e quote alle importazioni com’è stato per il tessile a fine anni Novanta, oppure oggi per il Brasile che ha numea rosissime importazioni soggette a dazi.

«Comprendo l’ansia, la sorpresa, l’emergenza di fronte ai nuovi dazi, ma sappiamo bene come quello dei dazi sia un tema trasversale e diffuso che riguarda da sempre numerosissimi Paesi», aggiunge Riva, il quale riferisce anche gli effetti più immediati dei nuovi dazi sulle relazioni commerciali.

«La disposizione parte da un preciso momento di imbarco delle merci – afferma Riva - oltre il quale le stesse sono assoggettate a dazi. Le merci già in navigazione prima della mezzanotte del 2 aprile arriveranno a destinazione con i dazi che erano in vigore fino a prima di quello che per Trump sarebbe un liberation day. Non fa testo dunque la data di arrivo delle esportazioni negli Usa bensì quella di partenza, e questo è perlomeno un elemento tecnico di chiarezza, al di là del fatto che tutta la questione sia o meno condivisibile. Le complicazioni non mancheranno: sebbene una partenza fosse prevista prima della mezzanotte del 2 aprile un ritardo nella partenza potrebbe far scattare l’ora x dei dazi».

Che i dazi fossero in arrivo era annunciato da tempo, ma le tempistiche di inizio e le nuove tariffe sono state comunicate nel brevissimo termine, senza dare tempo di raffreddare animi e ordini da parte dell’importatore o di bloccare le consegne da parte del venditore: «Pensiamo ad esempio a ordini piazzati per produzioni rilevanti come sono quelli per i macchinari industriali – afferma Riva - produzioni che una volta ordinate richiedono mesi di lavoro: ciò comporta conseguenze che clienti e fornitori stanno discutendo».

Su ciò che auspica Trump, e cioè che le aziende estere si insedino a produrre negli Usa, «è retorica dire che si movimentino fabbriche da un continente all’altro.

Probabilmente l’equilibrio economico mondiale a cui eravamo abituati sarà modificato. Le sparate di Trump con tempistiche e metodi discutibili stanno tuttavia andando a toccare situazioni che probabilmente era tempo che fossero riviste. Mi riferisco al recente appello di Mario Draghi: l’Europa deve svegliarsi dal quieto vivere degli ultimi anni».

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