
Economia / Sondrio e cintura
Giovedì 03 Aprile 2025
Dazi, preoccupati i produttori valtellinesi: «Le guerre commerciali non fanno bene»
Sondrio
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato mercoledì dazi al 20% su tutte le importazioni di merci dall’Unione europea. E sale la preoccupazione perché, anche se l’esportazione in America dei prodotti tipici dell’enogastronomia della provincia di Sondrio non è particolarmente rilevante, la “guerra commerciale” rischia di portare, comunque, effetti negativi anche in Valtellina e Valchiavenna.
«La preoccupazione c’è, inutile negarlo, le guerre commerciali non fanno mai bene, soprattutto ai Paesi esportatori – commenta Mamete Prevostini, presidente del Consorzio tutela vini di Valtellina -. E, pur nel suo piccolo, anche la Valtellina ha una quota di mercato negli Stati uniti. Ora si parla di mediazione e di possibilità di alleggerire la situazione, seguiamo con attenzione ogni evoluzione del caso, ma non c’è molto ottimismo per il futuro».
Tra le esportazioni di vino, si stima che gli Usa rappresentino meno del 10% del totale.
«Ci sono zone in Italia certamente più colpite perché hanno percentuali di esportazione in America molto più alte – conclude Prevostini -. Ora, se le cose rimarranno così, si vedranno costrette a cambiare mercato e e magari “riversare” il prodotto sul mercato interno con promozioni e sponsorizzazioni più incisive».
Per quanto riguarda, poi, i formaggi valtellinesi, la quota di esportazione negli Stati Uniti è ancora più marginale. Marco Deghi, presidente del Consorzio tutela formaggi Valtellina Casera e Bitto, la definisce “occasionale”. Eppure, la situazione preoccupa.
«Il “sistema Valtellina” al momento, salvo quote marginali, non ha particolari sbocchi sul mercato americano – afferma infatti -. Temo, anzi sono abbastanza certo, però, che possa esserci un effetto generale negativo generale sulle produzioni lattiero-casearie. Ormai i nostri formaggi italiani più “famosi”, penso al Parmigiano Reggiano e al Grana Padano, hanno un mercato molto importante, conquistato anno su anno. Se dovessero subire contrazioni e rallentamenti ne risentirà il mercato generale del latte. Se gli sbocchi si ridurranno ne risentirà tutto il sistema, che attualmente sta facendo numeri importanti sull’export mondiale, 23/25 miliardi di euro, e gli Stati Uniti rappresentano una fetta importante. L’effetto sarà che i consumatori si “butteranno” sulle copie dei nostri prodotti».
Intanto, però, si pensa a muoversi con maggiore determinazione su altri mercati, su tutti quello francese e quello tedesco.
«Stiamo lavorando ad un progetto che punta proprio all’estero – conclude Deghi – coordinato dal Consorzio Ctcb con le cooperative di Chiuro, Delebio e Livigno, per organizzare in maniera più strutturata l’export verso la Francia e la Germania soprattutto, ma anche la Svizzera, dove i nostri formaggi hanno già un buon mercato».
Il problema dei dazi imposti dal presidente Trump non tocca, purtroppo o per fortuna, il settore della produzione della bresaola, che attualmente non può essere esportata negli Stati Uniti.
«Eravamo ad un passo dall’importante svolta, ma questa situazione cambia tutto e per il momento non credo proprio punteremo nel breve periodo sull’esportazione in America» afferma Emilio Mottolini, responsabile commerciale dell’omonimo salumificio.
Il mercato americano è infatti chiuso all’import di ogni prodotto europeo di carne bovina, come prevenzione all’encefalopatia spongiforme (volgarmente nota come morbo della mucca pazza), e ad oggi non è possibile esportare questi tipi di prodotti. Le autorità sono però al lavoro per consentire nuovamente l’approdo di salumi di bovino sul mercato Usa, e solo un paio di mesi fa si è tenuto un evento per illustrare i risultati dei test di validazione della bresaola ai fini dell’export negli Usa. Lo studio è stato condotto dai ricercatori Ssica (Stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari) e l’iter per individuare una ricetta “minima” comune alla quale tutti i produttori dovranno attenersi per intraprendere la produzione di “Bresaola Usa” è ormai ultimato. Ma il momento non è certo propizio.
«La situazione politica attuale non è positiva, credo che la questione rimarrà al momento in stand-by – spiega Mottolini -. Siamo ansiosi di poter raggiungere un mercato che potrebbe darci uno sbocco e possibilità in più, ma il momento non è dei migliori. Se non altro – conclude – non dobbiamo preoccuparci di eventuali danni o perdite economiche causate dai dazi».
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